Trovo curioso che la percezione della Pompei archeologia quale città antica, “morta” e fragile (costruita in pietre, legno e mattoni) si combini a una nuova altra narrazione di città della tecnologia e della sperimentazione (e quindi più solida, viva. proiettata nel futuro).
In fondo, le storie più potenti sono proprio quelle in cui abita un forte contrasto narrativo.
Una città come l’antica Pompei non era tra le più importanti dell’area di dominazione romana in Campania (rispetto a Puteoli-Pozzuoli, ad esempio). Oggi invece sta diventando famosa, di tendenza, in cima alle classifiche di visita, e soprattutto una smart-archeocity.
I cani robot SPOT della Boston Dynamics fanno la ronda per analizzare e monitorare lo stato di conservazione delle domus. Sono quella moderna tecnologia progettata per garantire proprio quel fattore sicurezza e prevenzione che venne meno e costò la vita agli antichi cittadini pompeiani travolti dalla lava del Vesuvio (una tecnologia naturale che a quei tempi era impossibile da gestire).
Di tutto questo cosa ne pensano le colonie feline e canine “analogiche” che abitano le regio pompeiane da sempre? Li avranno accolti?