Un uomo si può raccontare dai suoi oggetti più cari. Quelli di Giuseppe De Vito, nato a Portici, sono tele di pittura barocca, anzi è un’intera collezione di tele, così tante e importanti da costituire la Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’Arte Moderna a Napoli. A lui e alla sua collezione è dedicata la mostra Capolavori del ‘600 napoletano – La Collezione di pittura De Vito esposta nel Museo Diocesano Donnaregina a Napoli (inaugurata il 30 ottobre 2024 e prorogata fino al 30 maggio 2025 per successo di pubblico).

panoramica dell’ex Coro superiore delle monache che ha ospitato le 35 tele in mostra
Bisogna chiamarli capolavori della pittura del Seicento napoletano perché raccontano il “Secolo d’oro della pittura napoletana” (che poi è diventato anche il nome di una rivista di settore, di cui ho scoperto avere un paio di fascicoli nella mia libreria). La mostra ha permesso di esporre 35 tele di medie e grandi dimensioni.
È la prima volta che vengono esposte a Napoli, e per loro è stata scelta la Sala del coro superiore delle monache del Museo Diocesano nel Complesso Donnaregina. Ci sono i pittori «figurativi del naturalismo caravaggesco» e quelli che avviarono la «trasformazione barocca» (tra cui Caracciolo, Stanzione, de Ribera, Cavallino, Falcone, Vaccaro, Preti e Luca Giordano), e ci sono anche i «pittori specialisti della natura morta» (Recco e Ruoppolo in prima linea). Sono tutti nomi che furono scelti dall’Ufficio Toponomastica del Comune di Napoli per le vie del moderno quartiere Vomero.

ingresso al Museo Donnaregina; dettaglio del San Giovanni Battista fanciullo di B. Caracciolo, scelto come locandina della mostra
Sono i nomi dei pittori che ho studiato negli anni universitari sui manuali di storia dell’arte e alcune delle loro esposte in mostra le avevo già viste sui manuali di storia dell’arte e sulla rivista fondata proprio da Giuseppe De Vito. Ammirarli da vicino è stato emozionante, brillano come appena usciti dalla bottega, densi di colore e di chiaroscuro, con sguardi profondi, umani e pensierosi. In queste figure la verità della natura è drammatica, filosofica, immersa nello spazio vuoto del buio e della luce.

Eliezer e Rebecca al pozzo del Maestro dell’Annuncio ai pastori
in copertina: (sinistra) Cristo e la Samaritana al pozzo di A. De Bellis; (centro) San Giovanni Battista con l’agnello di M. Stanzione; (destra) Santa Lucia di B. Cavallino e Sant’Agata di A. Vaccaro
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