Il progetto per la realizzazione della nuova arena del Colosseo di Roma sta suscitando polemiche: pavimentare e camminare (finalmente!) all’interno del simbolo internazionale della Storia antica italiana sarebbe uno scandalo e un oltraggio all’Arte.

Lo dico subito: se i monumenti e le opere d’arte potessero parlare, credo che ci manderebbero volentieri a a “quel paese”.

Perché insistiamo ancora nel volerli chiudere all’interno della teca concettuale della sacralità, dell’immutabilità, dell’inviolabilità, dell’immobilismo? Sono (pre)concetti tossici che esistono solo nella nostra testa.

L’arte (in senso ampio) è una “tecnologia” con un alto valore a servizio dell’uomo. Edifici, oggetti e luoghi hanno una funzione, una dimensione di praticità e di utilizzo prima che di “artistico o culturale” in senso filologico. Nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire in eterno il destino dell’arte e dei luoghi di cultura, pur essendo tutti d’accordo nel riconoscere un valore storico-artistico, sociologico, antropologico che ne implichi tutela, valorizzazione e custodia.

Se un quadro rinascimentale, un palazzo storico, una strada antica, un muro di cinta medievale, una chiesa barocca, un manufatto di argenteria francese possono essere utilizzabili o rimodulabili direttamente o indirettamente in modi nuovi, con obiettivi diversi, grazie all’uso di strumenti innovativi, parole e contesti alternativi, allora è sano e giusto che avvenga. È un processo evolutivo.

Ti confesso cosa penso.
Io sono un conservatore dei beni culturali. Quando sono uscito dall’università fresco di laurea, ho pensato:

L’arte e la città devono essere produttive, devono essere al centro di progetti dinamici, devono servire a qualcosa, bisogna farci qualcosa. Voglio ricavarci azione, business, interazione, gioco, socialità, modelli, esperienze. Non ho alcuna intenzione di continuare solo a studiarli sui libri e ad ammirarli come “bambole con il vestitino”, come “vecchie mummie”. Non me ne faccio nulla di conoscere una mole di date, nomi, storie, personaggi, architetture, ambienti, prospettive e colori se non si mettono a frutto con un potenziale concreto. Di qualsiasi genere.

Dunque, se oggi abbiamo gli stadi per gli spettacoli sportivi (per fortuna senza animali e sangue), perché il Colosseo deve restare vuoto e inutilizzato e non ci posso camminare o trascorrere 15 minuti per bere un caffè, per vivere relazioni umane, per nutrirmi di cultura e socialità? Non posso solo perché è “antico”? Da tempo, per fortuna, l’uomo è in grado di progettare sistemi moderni che rispettano le vestigia antiche di un monumento quando si tratta di valorizzazione dei luoghi dell’arte.

Anche le città d’arte sono antiche, eppure ci viviamo lo stesso, sono invase dal turismo e non le abbiamo evacuate per abitare in capsule di vetro e acciaio moderno.