Esistono due murales a Napoli che stanno attirando la curiosità e l’interesse sia dei cittadini dell’area metropolitana e della provincia napoletana, ma soprattutto quella dei turisti: il murale di Maradona e il murale della Pudicizia nei Quartieri Spagnoli. Sono due divinità giganti che stanno riscuotendo un successo mediatico diverso. In questo articolo ti racconto dove si trovano, le loro storie, cosa rappresentano, chi li ha realizzati, il potere narrativo della città come museo a cielo aperto.

Indice dell’articolo:

  1. Il murale di Maradona, el D10s
  2. Il murale di Maradona non è un graffito
  3. Il nuovo Largo Diego Armando Maradona
  4. Il murale della Pudicizia, la dea Iside Velata
  5. Divinità a confronto: quale murale è più conosciuto?
  6. Napoli, una città-museo a cielo aperto

 

Il murale di Maradona, el D10s

In principio c’era solo lui, il murale dedicato al Pibe de Oro, Diego Armando Maradona. Lo recitano anche le bandiere che sventolano sul vicolo che da via Toledo sale all’interno dei Quartieri Spagnoli. Il vicolo da imboccare si chiama in realtà via Emanuele De Deo, ma ormai è noto come “vicolo Maradona”.

Apri la mappa digitale su Google Maps per capire come arrivare al murale di Maradona.

 

targa toponomastica via De Deo murales di Maradona e della Pudicizia

la targa toponomastica per riconoscere di via Emanuele De Deo (oggi noto come “vicolo Maradona)

 

Chi ha fatto il murale di Maradona? L’opera fu realizzata in due notti e in tre giorni nel 1990 da Mario Filardi, un giovane artista ventenne nativo dei Quartieri Spagnoli, con il supporto di amici che di notte illuminavano il cantiere di lavoro con i fari delle loro automobili.

Il murale in onore di D1eg0 si distende in altezza per 165 centimetri, lungo la verticale dei sei piani del palazzo al civico 60. L’omaggio artistico di Mario al Pibe de oro fu voluto per consacrare in quell’anno la conquista del secondo scudetto di Campionato da parte della Società Calcio Napoli.

Quando fu realizzato il murale, l’apertura della finestra che combacia con il volto del personaggio già esisteva. L’autore completò ugualmente la sua opera con il permesso dell’inquilina residente in quell’appartamento. La donna si impegna tutt’oggi a mantenere le ante della finestra socchiuse per non rovinare l’effetto di insieme.

 

il murale dedicato a Diego Armanda Maradona

il murale di Maradona nella piazzetta

 

La gigantografia è a colori, bianco e azzurro, il binomio cromatico identificativo della squadra di calcio Napoli e della città di Napoli (il cielo e il mare). L’attaccante argentino indossa la maglia con l’ex sponsor Mars è stato ritratto con le fattezze di uno scugnizzo palestrato, con i capelli ricci mossi dal vento mentre corre a segnare un goal. Al braccio indossa la fascia di capitano.

Oggi l’opera si può ammirare in tutta la sua completezza e bellezza, ma fu necessario anche un primo restauro nel 2016 perché iniziava a sbiadirsi: ci pensò Salvatore Iodice, un artista e artigiano della zona, che grazie a un’iniziativa di colletta popolare, poté riportare al suo primo splendore il volto del Dio Maradona.

La vittoria calcistica del 1990 fu proprio grazie a Maradona. L’evento calcistico fu così importante per la comunità dei tifosi napoletani, da meritare un grande tributo artistico sull’intonaco di un modesto palazzo anonimo che ormai oggi è diventato super famoso.

 

Il murale di Maradona non è un graffito

Attenzione: quello di Maradona è un murale, non un graffito. C’è differenza fra le due terminologie, non sono sinonimi e si tratta di due forme di street art contemporanea differenti per origine, tecnica e intento.

Si parla di graffito quando c’è solo una firma alfabetica o alfanumerica di dimensioni variabili (detta tag, throw-up o piece) realizzata in genere con bomboletta spray su una superficie. La tag ha la funzione di identificare e rappresentare simbolicamente il nome d’arte o il nickname dell’artista, a scopo autocelebrativo. Spesso i graffiti sono di natura clandestina e illegale, sfregiano e deturpano monumenti storici, proprietà private, edifici o cose pubbliche come atto vandalico o di protesta, oppure per “marchiare” una porzione di territorio tra crew rivali. O solo per farsi pubblicità.

 

visione del murale di Maradona da sottoinsu

il murale di Maradona visto da sottonsu

 

Si parla invece di murale (al singolare) quando viene rappresentato un soggetto figurativo, naturale o astratto, di medie o grandi dimensioni, realizzato su grandi superfici con pittura murale a secco, pennelli e rulli. Si usa per raccontare una storia sociale o politica che riguarda la comunità locale.

Oggi i murales (al plurale) vengono commissionati agli street artist locali o internazionale direttamente dagli Enti locali pubblici come intervento di riqualificazione territoriale, immobiliare e urbana. Il genere graffiti writing nasce prima della vera e propria street art urbana, mentre il muralismo è già una delle sue forme espressive più belle.

 

Perché il murale di Maradona non è un graffito

  • manca la tag;
  • è un’immagine figurativa di una persona reale, di cui ritrae fedelmente il volto anche se in versione stilizzata e fumettistica, poi restaurata e migliorata da Bosoletti;
  • è pensato come “monumento” che celebra la vittoria del secondo scudetto del Napoli, e come regalo all’orgoglio partenopeo calcistico;
  • è una pittura murale realizzata con vernice;
  • nato come ex voto privato è diventato un simbolo di culto ormai internazionale.

 

Il nuovo largo Diego Armando Maradona

Ai suoi piedi, nel largo Diego Armando Maradona, come recita la targa toponomastica che battezza la ridenominazione di Largo De Deo, è fiorita un’attività di merchandising in continua espansione ed è stato innalzato un altare votivo dedicato a Diego Armando, arredato con fotografie, cimeli, gadget, sciarpe e fiori donati dai tifosi “devoti” e dai turisti che arrivano da tutto il mondo per omaggiare la memoria del Campione.

 

targa toponomastica Largo Maradona

la nuova denominazione del largo Diego Armando Maradona

 

Nel largo è stata allestita anche una panchina degli scudetti 2022/2023 e 2024-2025 (i primi due risalgono agli anni 1986-87 e 1989-90), presa d’assalto per scattarsi selfie. Accanto puoi ammirare, custodita in una teca di plexiglass, la poltrona-trono donata dai gemelli Marcello e Sergio Franchi a Gigi D’Alessio come omaggio al cantante, da sempre tifoso del Napoli e amico del calciatore, e poi trasferita qui in Largo Maradona come regalo alla città e ai tifosi.

Il “trono” richiama lo stile di lusso delle poltrone dei vip e dei personaggi storici importanti. Lo schienale è decorato con due immagini raffiguranti Maradona con la maglia dell’Argentina del Mondiale e con la maglia del Napoli al Campionato 1991.

 

la panchina di Maradona

la panchina con gli scudetti vinti dal Napoli

 

l'altare di Maradona accanto al murale

altare dedicato a Maradona

 

Il murale della Pudicizia, la dea Iside velata

Nel 2017 arriva lei, Iside Velata, realizzata dall’artista argentino Francisco Bosoletti sull’altra torre-palazzo gemello che si innalza nella piazzola. È ancora più alta e gigante del murale di Maradona, con il busto di tre quarti e il capo in torsione che guarda fuoricampo verso qualcosa di profondo e misterioso.

Francisco è stato generoso e umile. Prima di realizzare Iside ha voluto prima omaggiare il dio argentino del calcio napoletano restaurando il murale di Maradona nel 2017, affinando i tratti con un maggiore tratto di chiaroscuro.

Iside è una donna velata seminuda. Il nome è quello della dea della magia, della fertilità e della maternità nella mitologia egiziana, era la divinità più importante. L’iconografia invece è quella della scultura nota come La Pudicizia scolpita nel 1752 da Antonio Corradini per la Cappella Museo della famiglia Sansevero nel centro antico di Napoli, dove si trova anche il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino.

 

il murale della Pudicizia accanto a quello di Maradona

il murale di Iside Velata realizzato da Bosoletti nel 2017

 

La pudicizia è la virtù libera da ogni impurità sessuale, da ogni impulso morboso e depravato. La classica persona pudica è colei che vive in modo riservato, attento a custodire la propria intimità e a non eccedere oltre i limiti consentiti dalla buona morale nella società. La Pudicizia di Corradini fu scolpita per diretta commissione del giovane principe Raimondo di Sangro come monumento commemorativo per ricordare la cara madre Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, persa quando aveva circa un anno.

Iside non ha colori, appare in bianco e nero, come del resto lo è anche il modello della scultura in marmo della stessa Pudicizia, con l’effetto negativo fotografico. Per guardala e “rimetterla in positivo” l’artista invita le persone a utilizzare la fotocamera del proprio dispositivo mobile applicando un filtro speciale che si può scaricare.

La lettura simbolica di questa scelta stilistica potrebbe essere quella di dover usare una “magia moderna” per svelare la una verità antica e millenaria, per guardare oltre il velo, per restituire senso alle cose. Iside era la dea dell’iniziazione alla scienza del sapere, è come la Natura: non la comprendiamo subito, abbiamo bisogno di strumenti e codici di interpretazione per comprendere la vera essenza.

Guarda il video trailer di Bosoletti con alcune scene back stage della realizzazione del murale (durata 45 secondi):

Il suo corpo è seducente, intrigante, bello come la notte, come il mistero, come la donna, come la Natura, come la Luna. In essa è tutta la bellezza e la potenza della creazione, è la Donna dea Natura, è l’antica Madonna velata pagana che venne prima di tutte le madonne delle chiese barocche e degli altari votivi sparsa nei vicoli della città di Napoli. Lei è la Grande Madre, la donna del mistero che si perde nella notte dei tempi, davanti a cui tutti gli uomini appaiono piccoli e bisognosi. E, guarda caso, in questo murale è anche quella madre pudica che tanto mancava al principe di Sansevero e di cui egli volle ricordare per sempre l’animo moderato con la più bella tra le statue delle Virtù che ornano il suo sacro tempio di famiglia.

 

Divinità a confronto, quale murale è più conosciuto?

Tuttavia, molti salgono fino a qui soprattutto per lui, per il dio-sole, per Maradona.
Pochi guardano lei. Ci ho fatto caso durante le giornate più affollate.
Quanti cercano lui? E quanti cercano lei? Chi è più famoso?

Ho analizzato la popolarità delle ricerche relative ai murales di Maradona e della Pudicizia sul motore del browser Google e su Instagram (dati aggiornati al 19 aprile 2022):

 

murales di maradona e della pudicizia

numero di visualizzazioni delle query su Google relative ai due murale (dati al 19 aprile 2022)

 

Perché questo divario tra Maradona e la dea della Pudicizia? Forse sia turisti che  cittadini non capiscono cosa rappresenti il murale di Bosoletti e soprattutto perché si trovi nei filari dei quartieri più napoletani di Napoli.

Chi di loro conosce il mito di Iside? Non ha nulla a che vedere con l’altra donna importante di Napoli, la sirena Partenope (su di lei ho scritta una riflessione nell’articolo sul logo di Starbucks), che pure ha il suo murale, sempre di Francisco Bosoletti e si trova nel quartiere Materdei (è una zona urbana meno visitata rispetto ai Quartieri Spagnoli e ancora fuori dai circuiti turistico-culturali). Andrò a vederlo al più presto e scriverà un articolo dedicato.

 

murales di maradona e della pudicizia

numero di visualizzazioni degli hashtag su Instagram relativi ai due murale (dati al 10 aprile 2022)

 

Iside Velata resta un mistero indecifrabile, volutamente criptico, incomprensibile, come il muoversi della creazione, come gli eventi della vita, di cui non riusciamo subito a comprendere. Forse è questa una possibile spiegazione. Questo murale piombato dal cielo in mezzo alla vita caotica dei vicoli spagnoleschi è velato e resta velato.

Forse la gente non conosce neanche la scultura della Pudicizia. È colpa del Cristo Velato di Giuseppe Sammartino, credo, cioè non sua direttamente, ma della pubblicità che ne è stata fatta in qualità di “opera feticcio”, simbolo unico del Museo della Cappella Sansevero. Il mondo conosce solo lui, e non sa che in quel museo ci sono altre dieci Virtù altrettanto straordinarie, opere del Settecento napoletano artigianale capace di traforare il marmo e di alleggerirlo fino a renderlo simile a un velo. Se fosse stato rappresentato il Cristo Velato su quella facciata, i dati delle ricerche si sarebbero quadruplicati.

 

Pudicizia, Cappella Sansevero.jpg
fotografia di David Sivyer – https://www.flickr.com/photos/argyle64/15041491280, CC BY-SA 2.0, Collegamento

 

Maradona e Iside sono stati inaugurati con una festa. Diego ha avuto persino i fuochi di artificio e il contributo economico dei tifosi del quartiere con una colletta. Mi ha ricordato quel popolino antico che tante volte aiutava i nobili o i religiosi a fondare chiese, conventi e basiliche per onorare santi e sante. Per Iside si è festeggiato il 6 ottobre 2017, il giorno di santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, che riposa nel suo sacro tempio in un altro filare dei Quartieri Spagnoli.

 

Napoli, una città-museo a cielo aperto

Maradona non è stato rinchiuso in un museo (almeno per ora): era famoso e adorato sul campo di calcio, in televisione, tra la gente e nella città, nei cuori di tutti. Ha regalato gioia e spensieratezza, e primi posti nella classifica di campionato calcistico. È stato un dio in terra, è diventato parte della quotidianità dei napoletani. Il suo murale ha trasformato lo slargo di via Emanuele De Deo in Casa Maradona.

Iside abita nelle pieghe di un tempo antico forse troppo lontano. È una mitologia diversa. Ne sa solo chi studia storia e storia dell’arte. Dobbiamo tutto a Lei, eppure non lo sappiamo. La dimora della scultura Pudicizia a cui si ispira il suo murale è una cappella diventata museo, è uno spazio privato, a pagamento, di proprietà dei discendenti del principe Raimondo di Sangro. Non puoi neanche fotografarla quando sei in visita nel museo, di conseguenza le foto di chiunque di noi sui social network e sul web non hanno potuto circolare così facilmente da renderla subito famosa e virale.

 

Esplora l’anteprima su Google Maps per vedere dove si trova il murale di Maradona a Napoli:

 

Sono entrambi divinità, ma la notorietà di Diego Armando Maradona rispetto a quella di Iside-Pudicizia è impari, il confronto non regge. Forse non deve neanche esistere un confronto o una concorrenza, Credo che Bosoletti lo sapesse. I Quartieri Spagnoli sono un luogo super partenopeo e Iside-Pudicizia è troppo complessa e troppo lontana dai decumani della sua cappella per essere riconosciuta. Non si allinea agli immaginari figurativi delle nuove generazioni e dei flussi turistici. Mio nipote mi ha chiesto: “Zio, che vuol dire pudicizia?“.

Bosoletti però l’ha liberata e Diego l’ha accolta. Lei si sta contagiando, lentamente, con la napoletanità circostante, tra le icone dei santi Pio, Gennaro, Pino Daniele e Massimo Troisi. Diamole tempo. Forse, di notte, Lei e Diego si parlano, forse Lui la corteggia. In un vicolo cementificato dei Quartieri Spagnoli di Napoli, Iside dea della Luna vive come riflesso di Diego dio del sole.

Le loro gigantografie non riescono a riempiere tutta l’altezza dei palazzi, e questo mi fa pensare che la Città sia più grande addirittura anche di loro. Napoli è capace di contenere tutti i miti e tutte le culture, di allineare anche le differenze, di essere al di sopra del divino. Diego e Iside hanno solo bisogno che qualcuno li connetta con una storia. La gente «nun è nata ‘mparata», però è curiosa, riflette, accoglie e poi ritorna sui luoghi, se tu riesci a emozionarla con una storia che sappia coinvolgerli, farli sentire parte di qualcosa, di una comunità, di un valore, di un senso di orgoglio.

L’importante è iniziare a rompere gli schemi e le bacheche virtuali. Bisogna connettere i musei e ai luoghi della città, e liberare i simboli viventi, umani e divini. Una storia simile è quella di Lucio Dalla a Sorrento.

 

Maradona batte gli Uffizi e Pompei

E la prova di quanto ti ho raccontato prima è arrivata al termine dell’estate 2024. L’esperienza di un tour tra i vicoli di una città spesso risulta più entusiasmante, coinvolgente ed emozionante rispetto a una visita tra le sale di un museo.

Il murale di Diego Armando Maradona ai Quartieri Spagnoli ha superato il proprio valore artistico-simbolico e, secondo le stime diffuse dalle agenzie di viaggio e riportate da “IlSole24Ore” (sui dati forniti da Unioncamere/Infocamere), nel 2023 ha attirato “ai suoi piedi” circa 6 milioni di visitatori. Possiamo dirlo: Diego ha segnato un altro goal anche dall’aldilà.

Pensa che è stato il secondo sito più visitato d’Italia, superato solo dal Colosseo a Roma, però ha superato siti di cultura eccezionali come gli Scavi di Pompei (circa 4,1 milioni) e la Galleria degli Uffizi a Firenze (circa 5,13 milioni).

Questo afflusso ha innescato una ricaduta socio-economica ancora più positiva nella zona circostante, con un incremento del 6,5% delle attività commerciali nel raggio di un chilometro quadrato.

Non sono mancate le polemiche e le discussioni. Alcuni sono rimasti scandalizzati da questo evento: “Le persone preferiscono Maradona e il calcio ai veri luoghi dell’arte e ai musei! È solo un murale, non può essere paragonato a una chiesa barocca o a un quadro di Caravaggio! È solo colpa del calcio!”.

Questo tipo di giudizi – a cui si sono aggiunte le lamentele per l’overtourism che ormai congestiona quel tratto dei Quartieri Spagnoli e rischia di ledere la qualità dell’esperienza di visita – hanno controbilanciato l’entusiasmo della notizia sul record di visite.

Ma la verità è che i personaggi e i miti in ogni loro orma e tempo attirano e attireranno sempre di più rispetto a un singolo manufatto artistico. Il murale di Maradona non è più solo una questione di calcio, di tifoseria, di turismo, moda e trend.

La ricerca di un vicolo sconosciuto, l’impegno della salita, la sorpresa della visione finale, l’immersione in suoni, voci e colori, il senso di aggregazione e partecipazione comunitaria, la suggestione scenica del quartiere, fanno del il murale di Maradona una vera esperienza totale e multisensoriale, Insieme al murale di Iside, ovviamente.

In quale altra città d’Italia, trovi una gigantografia di un dio del calcio internazionale, alta quanto un palazzo di sei piani, in uno slargo ricavato alla cementificazione di un quartiere storico, sotto a un cielo azzurro come la maglia della squadra di calcio che rappresenta? La risposta viene da sé, senza nulla togliere al valore del parco archeologico di Pompei, degli Uffizi e del patrimonio culturale diffuso in tutta l’area del centro antico di Napoli.


articolo aggiornato l’11 novembre 2025