Andrea Sannino e il suo videoclip musicale Voglia girato nel Museo di Capodimonte hanno diviso Napoli e l’Italia tra accademici scandalizzati e sostenitori del marketing culturale più innovativo. In questo articolo puoi leggere la mia analisi sul caso studio e una dettagliata valutazione su cosa poteva essere migliorato nella strategia di promozione culturale del museo.

 

Indice dell’articolo:
  1. Un po’ di pazienza, i musei stanno imparando
  2. Andrea Sannino: il new pop napoletano
  3. I videoclip nei musei
  4. La sceneggiatura del video di Sannino a Capodimonte
  5. Il Museo di Capodimonte spacca
  6. Le vere storie custodite in un museo
  7. Le benedette competenze museali
  8. Sannino, il menestrello della pandemia 2020
  9. Conclusioni

 

Un po’ di pazienza, i musei stanno imparando

Quando ho visto Voglia, il nuovo videoclip musicale dell’artista Andrea Sannino, non ho voluto reagire in modo impulsivo.

A Napoli si sta imparando a comunicare il patrimonio culturale con nuove forme di comunicazione (anche digitali) e di marketing culturale. Non c’è un’esperienza consolidata e spesso non vengono coinvolte figure professionali competenti e aggiornate che programmare una strategia integrata. Non si ragiona ancora in termini di storytelling museale consapevole.

I musei di Napoli ce la stanno mettendo tutta ad aprirsi alla trasformazione democratica dell’arte per coinvolgere altri target di pubblico, quelli “più lontani” come si dice.

Sono sincero: questa iniziativa non mi scandalizza. Sono deluso dal bigottismo della classe culturale e sono solidale con il tentativo di un grande museo nazionale a voler essere aperto e “moderno”. La dirigenza del Museo di Capodimonte merita una macca una spalla.

 

Andrea Sannino: il new pop napoletano

Sui gusti non si discute. Io non preferisco questo genere di musica perché non mi identifica. Riconosco il talento artistico di Sannino e il suo timbro vocale. Ma i miei gusti musicali non contano in questa analisi.

Gli esperti di musica sottolineano che il genere musicale di Andrea Sanino non è neomelodico, bensì new pop napoletano.

Se il problema (e lo scandalo) è l’aver permesso di cantare una canzone in lingua napoletana in un museo della portata di Capodimonte, allora c’è il rischio di slittare sul piano del razzismo, dello snobismo e sui cliché che l’Arte vuole solo musica intellettuale o autori della tradizione napoletana (a cui peraltro Sannino si ispira).

Del resto il revival della lingua napoletana nel branding, nella comunicazione, nel marketing è un fenomeno ormai diffuso, figlio di un ritrovato orgoglio locale che ci fa sentire uniti e che parla diretto al target locale.

Potrebbe riuscirci anche questo spot, in qualche modo, no? Le cifre degli eventuali ingressi demografici di una certa fascia di popolazione napoletana dovrebbero dircelo, ma chi lo sa se hanno misurato il ritorno, e se lo sanno fare.

Anche i neomelodici hanno il diritto di cantare in un museo. Perché non dovrebbero? Dove sta scritto? Se il Museo di Capodimonte lo ha ritenuto valido, avrà avuto i suoi motivi.

I cantanti di questo genere musicale sono un po’ come degli influencer per un pubblico che forse al Museo di Capodimonte non ci va così spesso, forse non ci è mai entrato, ma ci abita intorno, un quartiere difficile, popolare, particolare.

Mi domando: come si è impegnato il museo per parlare e coinvolgere anche quella fascia di follower?

 

I videoclip nei musei

Sì, io sono d’accordo ai videoclip musicali nei musei. Esistono decine di casi studio di livello internazionale in cui cantanti duettano o rappano nei musei o nei luoghi della cultura.

Bisogna sdoganare la mentalità bizzoca: il museo non è un luogo sacro intoccabile, non è un tempio in cui bisogna fare solo ricerca, esposizione e conservazione.

Un museo deve essere interdisciplinare, deve raccontare il valore di ciò che custodisce anche con nuove forme di narrazione. Deve essere uno spazio sociale, interattivo, sperimentale, relazionale. Deve essere aperto all’incontro tra le diverse Muse dell’Arte.

Quando si accetta la richiesta di poter girare un videoclip in un luogo di cultura, bisognerebbe riuscire a intrecciare la storia del brano musicale con la storia (o le storie) del museo. Occorre un bravo sceneggiatore musicale, da un lato, e un bravo consulente di storytelling culturale museale, dall’altro lato, che si assicuri la buona riuscita del progetto.

 

La sceneggiatura del video di Sannino a Capodimonte

Eccomi al punto critico. La responsabilità più delicata non ricade, in questo episodio, solo sul museo e su chi abbia accettato la proposta, ma anche, secondo me, sullo sceneggiatore della clip musicale.

Se fossi stato al posto suo, mi sarei diverto a costruire uno storytelling musicale in cui la trama del testo della canzone si intrecciasse con il racconto di quelle opere museali che potevano rafforzare il gioco di passione dei due amanti. Bisognava allineare le narrazioni, e si poteva fare con ottimi risultati.

Il Museo di Capodimonte offre molte storie di amore, di passione, di eros, di sguardi ecc. Il punto è proprio questo: il set di sfondo così come è stato ripreso era troppo banale. Mancava il dialogo tra la storia della canzone e la storia dell’arte. In qualche modo bisognava equilibrare i protagonismi.

 

la sala Farnese che compare nelle inquadrature del videoclip musicale di Andrea Sannino

Dettaglio della Galleria Farnese che compare nel videoclip Voglia di Andrea Sannino; sulla sinistra, Ritratto del cardinale Alessandro Farnese, Tiziano Vecellio, 1545 ca..

 

Il punto è come giriamo il video Voglia nelle sale di Capodimonte? Come costruiamo il dialogo narrativo tra attori, canzone, melodia e luogo? Al di là del contenuto della canzone, il Museo di Capodimonte è il Museo di Capodimonte e non può essere relegato a solo una quinta scenografica muta, a un fondale, a una passerella di bellezza per la videocamera.

Questo ha causato una pericolosa caduta di immagine per il Museo, e non può permetterselo, perché ogni Museo rappresenta anche l’intera comunità cittadina, ha una responsabilità nei confronti della tradizione storica, delle radici identitarie della città.

 

🎬 Guarda il videoclip ufficiale della canzone Voglia di Andrea Sannino (durata 4:46 minuti)
Andrea Sannino - Voglia (Official video)

 

Il Museo di Capodimonte spacca

Perché gli accademici si scandalizzano? Hanno paura che le opere d’arte del museo siano state svilite nelle loro dignità?

Guarda il video e ti renderai conto che la potenza artistica di quei capolavori è tale e intensa che sovrasta i due attori.

Il valore e la presenza fisica delle tele eclissano gli attori e la canzone stessa. Io percepisco quasi l’imbarazzo dei due giovani della storia del brano Voglia davanti a tale magnificenza.

La location museale non è stata adattata al racconto della canzone. Il racconto della canzone si sarebbe allineato meglio ai vicoli della città, a un panorama sul lungomare, magari allo stesso Real Parco di Capodimonte.

 

Le vere storie custodite in un museo

Chi lo dice che un uomo non possa dichiarare alla propria donna il desiderio della passione mentre passeggia in una sala museale? Il Museo non è una clinica di cura o un ospizio, non è un luogo di morte e di tristezza: è luogo di storie quotidiane, di pensieri, di relazioni, di chiacchiericci, di confronti e parole, tutto davanti al cospetto dell’Arte.

Possiamo dire di conoscere quante e quali frasi le persone si dicono in un museo? Chi di noi li ascolta? Certo, se avessimo “voglie” del genere non organizzeremo un musical di questo genere per dichiararle… magari, sottovoce, nell’orecchio, chiunque potrebbe sussurrare un desiderio passionale.

 

Potrebbero essere proprio quelle belle carni dipinte nelle tele, l’arte stessa in fondo ha una intensa carica erotica e vitale.

Se proprio vogliamo fare i seri, qui le uniche persone a cui si sarebbe dovuto chiedere il permesso di girare questo video e far dire quelle cose sarebbero solo le opere stesse e i loro autori.

Io? Certo che lo farei. Io vivo i luoghi dell’arte e della cultura in modo “ipervisivo e aumentato”. Ispirato dalla carica e dalla tensione di bellezza dei capolavori dell’arte, e gratificato dalla gioia di per trascorrere una giornata di cultura in compagnia della mia donna, con una bella ragazza in complicità e feeling mentale, be’ io le direi, a modo mio, confidenziale, che avrei voglia di fare l’amore con lei (non di farlo nel museo, ovviamente).

Questa è solo una provocazione per dirti che nel museo si dovrebbe poter parlare di tutto, nel giusto modo, con il giusto tono. Una commissione del genere, ripeto, si sarebbe dovuta adattare al contesto. Sarebbe stata una bella sfida, io almeno così la vedo, perché lo storytelling mi insegnato a cercare i nessi tra le narrazioni.

 

Le benedette competenze museali

È Sannino che aveva bisogno di Capodimonte? O Capodimonte che aveva bisogno di Sannino? Credo fortemente la seconda.

E va bene così. Non c’è nulla di male. Forse il Museo ha provato una politica culturale rivolta a una specifica fascia di pubblico, ma purtroppo la cosa non è riuscita benissimo.

Perché il brano Voglia di Andrea Sannino, girato tra le sale del museo, non ha dato il meglio di sé e quindi un po’ ci ha perso, lo ripeto, più per responsabilità degli sceneggiatori del video che della dirigenza del Museo.

E qui torna il discorso base di tutto: le competenze. In che modo il comitato scientifico e culturale museale ha visionato e studiato la consulenza di questo prodotto? Perché non vengono ancora coinvolte figure professionali di esperti di storytelling culturale e nuove forma di comunicazione in progetti come questo? Perché non si chiede più spesso l’aiuto degli storici dell’arte e degli umanisti nei progetti di comunicazione e di intrattenimento culturale?
Si può fare meglio e tutti sarebbero contenti.

 

Sannino, il menestrello della pandemia 2020

Non dobbiamo arrabbiarci. Nessuno ne è uscito totalmente vincitore. Ci hanno provato. Non è andata benissimo. Riproviamo insieme, alla prossima, facciamolo con criterio, e diventiamo tutti più bravi.

Il singolo più famoso di Sannino durante l’anno della pandemia si chiama Abbracciame. Ci ha commosso, lo abbiamo cantato sventolando speranza e solidarietà da tutti i balconi. Non dimentichiamolo.

Ma ora è una narrazione conclusa, ha funzionato alla grande durante il lock-down e ci ha tenuti uniti come una comunità sofferente. Certamente, Voglia non regge il paragone.

Forse allora si tratta di marketing perché il Museo non ha soldi? Questa è una realtà che dobbiamo accettare. Se il Ministero non può sostenere la barcaccia, ben vengano le iniziative private come parte della soluzione, supervisionate, però da esperti della comunicazione culturale.

 

Conclusioni

È inutile scandalizzarsi perché:

  • l’efficacia della narrazione sta proprio nella tecnica del contrasto: quando si mettono a confronto due mondi, due idee, così differenti tra loro, è lì che nasce l’interesse, la curiosità, la novità, l’attrazione, la particolarità. La suggestione musicale di Voglia è così diversa dalla suggestione delle sale del Museo di Capodimonte, che proprio per questa resta più forte nella mente e suscita reazioni emotive di forte impatto

 

  • ne stiamo parlando tutti, e tanto. Io ci sto scrivendo un articolo lunghissimo. Già questa è una mezza soddisfazione

 

  • il Museo di Capodimonte è così isolato dal resto della città, ed è così difficile da raggiungere e per questo non gode del successo che meriterebbe, che se per un po’ fa parlare di sé e porta nuovi ingressi, a questo punto, abbiate pazienza, operatori, accademici e professoroni dell’arte dovrebbero solo ringraziare Andre Sannino per aver portato un po’ di rumor e visibilità. Quando mai di un Museo di parla così tanto? Magari si parlasse di un museo con così tanta foga e partecipazione, sui titoli di prima pagina

 

  • In un momento difficile e pesante come la pandemia da Covid-19, viviamoci anche un momento di ironia e sorriso. Poi i giovanissimi ci dicono che l’arte e la cultura sono vecchi, pesanti, noiosi. Forse, adesso tanti di loro (e di noi) avranno una ragione per ricordarsi del Museo di Capodimonte. Ormai questo motivetto ci è entrato nella mente e sono sicuro che a tutti, ritornerò in mente quando torneremo a visitare le sue sale, e forse, per scherzare, e per cumulare audience sui social, ci faremo selfie e video con la canzone di Sannino in sottofondo

 

  • hai voglia di parlarne e scriverne, ma l’unica cosa da fare sarebbe solo quella di intervistare il Direttore del Museo di Capodimonte e sapere come sono andate veramente le cose.