Il progetto Mona Lisa: Beyond the Glass
Il 24 ottobre 2019 ha inaugurato una grande mostra retrospettiva dedicata a Leonardo da Vinci nel Museo del Louvre. Per l’occasione è accaduto qualcosa di straordinario e di inedito nel settore dell’esperienza museale.
Il Musée du Louvre in collaborazione con HTC VIVE Arts (la sezione artistica dell’azienda tecnologica HTC) ha commissionato allo Studio di realtà virtuale Emissive un’esperienza innovativa e complementare alla mostra fisica per i visitatori: esplorare il celebre ritratto Monnalisa in uno spazio virtuale in cui è stato ricostruito lo studio e lo stile pittorico di Leonardo.
L’esperienza è stata inizialmente un’installazione fisica con postazioni VR al Louvre e ha successivamente ha raggiunto un pubblico più ampio attraverso piattaforme come l’app VIVEPORT e i video su YouTube. Questo ha permesso al progetto di superare i limiti geografici del museo, rendendolo accessibile a livello globale.
Toccare con mano l’arte di Leonardo
Il progetto ha segnato un’evoluzione nell’esperienza museale, passando da un’osservazione passiva a un’interazione immersiva e dinamica con l’opera d’arte. L’inedito è stato introdurre la realtà virtuale (VR) come strumento per lo storytelling culturale, permettendo ai visitatori di esplorare dettagli e segreti del dipinto che non sarebbero visibili a occhio nudo o attraverso il tradizionale vetro di protezione (appunto, beyond the glass).
Cosa si può sperimentare?
- avvicinarsi all’opera: il visore consente di avvicinarsi al dipinto della Monnalisa come non sarebbe mai stato possibile nella realtà, permettendo di osservare da vicino la superficie del quadro;
- dettagli invisibili: l’esperienza rende visibili dettagli non percepibili a occhio nudo, come la trama del pannello di legno e le tracce di un restauro sapientemente eseguito in passato;
- svelare la storia: grazie all’integrazione delle più recenti ricerche scientifiche, il percorso svela le tecniche pittoriche di Leonardo, i processi creativi e persino i cambiamenti subiti dall’opera nel corso dei 500 anni, a causa dell’esposizione alla luce e all’umidità;
- un viaggio nel tempo: la narrazione trasporta il visitatore in un viaggio temporale, ricostruendo l’aspetto originale del dipinto e fornendo dettagli sull’identità e lo status sociale della Gioconda, contribuendo a sfatare alcuni dei miti più comuni;
- ricostruzione virtuale dello studio: l’esperienza include anche la ricostruzione dello studio di Leonardo da Vinci, in cui il visitatore può “incontrare” la Gioconda in un contesto più intimo e realistico. Il modello 3D della Gioconda è stato utilizzato come un “oggetto” narrativo per raccontare la sua storia, i suoi segreti e il suo contesto, permettendo al visitatore di muoversi nello spazio virtuale e di interagire con essa in modo dinamico.
In sintesi, l’uso del visore VR ha trasformato la visione da passiva a esplorativa, combinando l’immagine, il suono e il design interattivo per una profonda immersione nel mondo dell’opera. Per ottenere questo risultato gli sviluppatori di Emissive hanno lavorato in stretta collaborazione con il team scientifico del Museo del Louvre per garantire la precisione storica e artistica dei contenuti (questa è la nuova visione delle Digital Humanities!).
Benefici e limiti dello storytelling immersivo
La VR permette sicuramente al visitatore di sentirsi parte della narrazione, creando un legame più profondo con l’opera. Il patrimonio culturale diventa accessibile a persone che non possono visitare fisicamente il museo. Si svela la storia dietro all’opera, le tecniche utilizzate e il contesto storico in cui è stata creata, arricchendo la comprensione e l’apprezzamento. Le opere originali restano protette e meno esposte al contatto fisico o a rischi di deterioramento.
Tuttavia bisogna considerare anche che progetti come Mona Lisa: Beyond the Glass implicano:
- costi elevati: la VR richiede attrezzature specifiche e manutenzione costante;
- accessibilità limitata: nonostante la disponibilità online, l’esperienza ottimale è quella con i visori VR, che non tutti possiedono e che costano, e questo crea un divario tecnologico;
- mancanza della fisicità: torniamo al punto di partenza, la VR non può replicare l’aura e l’esperienza sensoriale di trovarsi di fronte all’opera originale (e con questo ci facciamo pace, perché reale e virtuale non devono farsi la guerra);
- rischio di banalizzazione: l’aspetto tecnologico potrebbe prevalere sul contenuto artistico e storico, trasformando l’esperienza in un’attrazione più che in un momento di apprendimento profondo.
La mia riflessione
Ma i quadri non si possono toccare. Vero?
E allora sia benedetta sia la tecnologia virtuale immersiva, che aiuta perfino la ricerca scientifica a superare i limiti umani e i limiti della materia per regalarci un nuovo tipo di viaggio di conoscenza nell’arte. E soprattutto un nuovo tipo di esperienza per viverla.
articolo aggiornato il 1 settembre 2025