I droni e lo storytelling culturale: un nuovo modo e di raccontare e nuovi punti di vista stanno potenziando e arricchendo la valorizzazione dei monumenti e dei luoghi di cultura Una piazza, una cupola, il tracciato di una città storica assumono un significato interessante. La prospettiva zenitale rivela relazioni tra spazi che da terra restano invisibili.
Per enti locali, musei e parchi archeologici, questo significa una possibilità concreta: usare la tecnologia non solo per documentare, ma anche per costruire un racconto capace di completarsi con nuove prospettive e attrarre nuovo pubblico.
In questo articolo analizzo casi studio reali di droni applicati al patrimonio culturale italiano e straniero, cosa dicono i dati disponibili e le regole da conoscere prima di programmare una campagna di comunicazione.
Indice dell’articolo:
- Droni e storytelling culturale: il nuovo punto di vista
- Casi studio: droni per raccontare (e proteggere) il patrimonio
- Due spettacoli 2026 con droni: Torre del Greco e la Sagrada Familia
- Droni e marketing turistico: dal racconto alla promozione
- Conclusioni e consigli pratici
📌 In sintesi
il punto di vista cambia il racconto: l’alto rivela ciò che da terra resta invisibile
storytelling vs tutela: racconto e conservazione del patrimonio possono beneficiare l’uno dell’altro
servono due permessi: volo ENAC e uso immagini dall’ente gestore
Droni e storytelling culturale: un nuovo punto di vista
Il drone sta cambiando l’inquadratura e il punto di vista con cui si può raccontare la storia di un luogo.
Di conseguenza, anche stanno cambiando anche la percezione stessa del luogo e la proiezione di sé stessi in quel luogo.
Una piazza vista da terra è uno spazio a due dimensioni che puoi attraversare e guardare lungo la linea dell’orizzonte. Vista dall’alto, invece la stessa piazza diventa invece uno spazio pieno, un disegno urbano, il risultato di stratificazioni.
Puoi leggere la geometria di una cupola, il tracciato di una strada che segue ancora l’impianto antico, la relazione tra un edificio e il tessuto della città che lo circonda.
Questo tipo di percezione non è nuova. Già a fine Ottocento l’archeologo Giacomo Boni utilizzò riprese da pallone aerostatico per documentare il Foro Romano (su RaiPlay puoi guardare un documentario dedicato al centenario della sia morte). Le foto aeree scattate durante la Seconda guerra mondiale sono oggi conservate dall’Aerofototeca Nazionale dell’ICCD come base per molte ricerche archeologiche successive.
Il drone del XXI secolo eredita questa tradizione e la rende accessibile a costi molto più bassi e con una tecnologia più leggera.
Per lo storytelling culturale, questo significa una cosa semplice ma potente: la vista dall’alto non serve solo a far vedere meglio un luogo. Può diventare essa stessa parte del racconto, il momento in cui il visitatore comprende qualcosa che a terra gli sarebbe rimasto invisibile.
Casi studio italiani: droni per raccontare (e proteggere) il patrimonio
La campagna 30 voli mozzafiato del Ministero della Cultura
Nel settembre 2022 il Ministero della Cultura (MiC) ha lanciato 30 voli mozzafiato, una campagna firmata dal videomaker Nils Astrologo che ha sorvolato trenta luoghi della cultura italiana:
i nidi di cicogna sui comignoli del Castello di Racconigi, il volo dei fenicotteri sull’area archeologica di Spina nel Delta del Po, la picchiata su Villa Jovis a Capri, il sorvolo dei sotterranei dell’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, i siti di Sepino, Alba Fucens e Aquileia, le pareti affrescate della Villa Medicea di Poggio a Caiano, e le sale del museo di Sperlonga con la grotta di Tiberio.
Il valore della campagna sta nella scelta editoriale.
Le abili riprese tecniche formano un racconto costruito per dare al patrimonio territoriale poco conosciuto noto la stessa dignità visiva dei luoghi più famosi.
▶️ Clicca su play e guarda il video Villa Jovis – In volo sull’archeologia italiana sul canale YouTube MiC Italia (🕘 durata min. 1:53)
Il progetto Pomerium a Roma: quando il drone serve prima alla tutela
Non tutti i progetti con droni nascono per lo storytelling, ed è utile saperlo per non fare confusione.
Pomerium, sviluppato da e-GEOS (Telespazio e Agenzia Spaziale Italiana) con il cofinanziamento di ESA e ASI, ha monitorato dal 2021 alcune aree del centro storico di Roma comprese nella cerchia delle Mura Aureliane: Colosseo, Piramide Cestia, il tracciato del Tevere, l’Aventino.
Attraverso droni, satelliti e sensori IoT connessi in 5G, il progetto costruisce un digital twin utile a monitorare l’inquinamento e il degrado dei materiali, come il marmo e il travertino.
Lo scopo è prima di tutto conservativo. Ma ho voluto menzionarlo proprio per questo: dimostra che i dati raccolti per la tutela attraverso mappe, modelli 3D e monitoraggio nel tempo, possono diventare in un secondo momento materiale narrativo, (possiamo parlare di data storytelling?) per esempio per raccontare come cambia un monumento nel tempo.
I murales analizzati dal drone: il caso Musica Popolare a Milano
Un filone diverso, ma altrettanto interessante, riguarda l’arte urbana. Nel settembre 2025 un team dell’Università di Pisa, del CNR e dell’Università di Perugia ha pubblicato su PNAS uno studio che ha analizzato con droni multispettrali il murale Musica Popolare (2017) del collettivo Orticanoodles. Per approfondire puoi leggere l’intervista di “Il Giornale dell’Arte” al direttore di ricerca CNR Nicola Masini.
L’opera è grande quasi 400 metri quadrati,, affaccia su un cavalcavia ferroviario nel quartiere Ortica di Milano, che raffigura Dario Fo, Ornella Vanoni, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber.
Il rilievo da drone, combinato con spettroscopia portatile e analisi di laboratorio, ha permesso di scoprire come invecchiano i diversi pigmenti. Il rosso sbiadisce rapidamente, mentre nero e grigio resistono molto più a lungo.
Per chi si occupa di street art come patrimonio culturale contemporaneo, è un metodo replicabile che unisce scienza della conservazione e strumenti finora associati più al video che alla diagnostica.
Due spettacoli di droni recenti: Torre del Greco e la Sagrada Familia
Vale la pena distinguere lo storytelling con droni dagli spettacoli di droni. Sono due usi diversi, entrambi capaci di generare identità e partecipazione, ma con logiche differenti.
▶️ Clicca su play e guarda il video del Gran finale della Festa dei Quattro Altari in diretta sul canale YouTube della Redazione di “VesuvioLive” (🕘 dal min. 42:25)
A Torre del Greco (Napoli), durante la Festa dei Quattro Altari, i droni sono stati usati in due modi nel giro di un anno:
- nell’edizione 2025 per riprendere dall’alto le opere pittoriche degli altari artistici che ogni anno trasformano le strade della città in un museo a cielo aperto
- nell’edizione 2026, invece, un vero e proprio show di droni ha “acceso” l’area portuale prima dei fuochi d’artificio finali, come momento celebrativo dedicato all’identità della comunità.
A Barcellona, il 10 giugno 2026, l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo della Sagrada Familia ha reso la basilica di Gaudí la chiesa più alta del mondo, con i suoi 172,5 metri.
Per l’occasione è stata celebrata da Papa Leone XIV con uno spettacolo che ha proiettato, tramite un sistema di droni luminosi, il volto di Antoni Gaudí sul profilo della collina di Montjuïc, seguito dalla scritta con il suo motto: “Prima l’amore, dopo la tecnica”.
▶️ Clicca su play e guarda il video Papa Leone XIV benedice la nuova Torre di Gesù della Sagrada Familia sul canale YouTube “Vatican News” (🕘 durata min. 1:37)
Sono casi diversi da quelli citati sopra: non producono un video da distribuire online o una storia completa, restano utili solo ai fine di un evento dal vivo.
Sono comunque utili come riferimento per iniziare a studiare l’argomento. Mostrano quanto il linguaggio dei droni sia ormai entrato stabilmente nella comunicazione degli eventi identitari, religiosi e civili, non solo in quella turistica o culturale.
Il ruolo delle nuove tecnologie
Questa evoluzione deriva dalla possibilità di tecnologie avanzate come il 5G e l’intelligenza artificiale. Oggi, i droni con sensori iper spettrali analizzano materiali storici e generano contenuti virali per il digitale.
In Italia, enti come il CNR o aziende specializzate stanno spingendo l’acceleratore su questa tecnologia. Stanno unendo la tutela del patrimonio alla sua promozione turistica in modo innovativo.
Il risultato di questa sperimentazione è un patrimonio culturale protagonista di storie dinamiche che catturano l’attenzione di tutte le fasce di età.
La transizione verso la narrazione aerea
Qui entro nel vivo il discorso. Il video con droni per il patrimonio culturale si evolve in quello che potremmo chiamare hyper-storytelling.
I casi precoci della campagna MiC del 2022 hanno posto le basi per questo sviluppo, ma è nel 2025 che si sono visti protocolli sempre più standardizzati. Si utilizzano riprese FPV (First Person View) per creare emozioni forti e montaggi con droni multipli per ottenere prospettive cinematografiche uniche.
La sfida dell’accessibilità a luoghi lontani, chiusi, abbandonati o in fase di restauro, pericolosi o ad accesso limitata, è stata vinta. Grazie all’occhio onnipotente dei droni volanti questi contenuti possono arrivare a tutti.
Ogni ripresa può diventare contenuto video narrativo e narrato all’interno di un app turistica, di un esperienza virtuale o nel metaverso, in un documentario o in uno spot, nell’ambientazione di un videogame culturale.
Turisti e appassionati possono vivere il patrimonio immergendosi nei luoghi e sorvolando da casa seguendo la scia dei droni.
Droni e marketing turistico: dal racconto alla promozione
Sul fronte più commerciale, diverse produzioni italiane usano i droni per raccontare il territorio con un linguaggio più cinematografico.
Lo spot Noi che veniamo da lontano, realizzato da Helivr con la voce narrante di Luca Zingaretti, attraversa alcuni dei luoghi più iconici d’Italia, dalla Reggia di Caserta al Colosseo, dall’Auditorium Parco della Musica di Roma all’Abbazia di San Galgano in Toscana, con riprese aeree che restituiscono la scala e la maestosità di questi luoghi.
▶️ Clicca su play e guarda lo spot Noi, che veniamo da lontano sul canale YouTube di Fondamentale – La Filiera delle Costruzioni (🕘 durata min. 1:30)
A un livello più operativo, le agenzie più creative e innovative distinguono due linguaggi complementari nel video con droni: quello cinematic, fluido ed elegante, adatto per esempio a proprietà di pregio, e quello FPV (First Person View), più dinamico e adrenalinico, indicato per turismo esperienziale ed eventi sportivi.
Per un ente locale o un museo, la scelta tra i due linguaggi dipende dall’emozione che si vuole trasmettere: raffinatezza e contemplazione nel primo caso, immersione e adrenalina nel secondo.
Regole da conoscere prima di volare con i droni
In Italia, dal 31 dicembre 2020, l’uso dei droni è regolato dai Regolamenti UE 2019/947 e 2019/945 applicati da ENAC. Le operazioni si dividono in tre categorie in base al rischio:
- open: basso rischio, nessuna autorizzazione preventiva, ma il drone deve restare sempre in vista del pilota, sotto i 120 metri, lontano da assembramenti
- specific: la categoria in cui rientra quasi ogni ripresa professionale in contesto urbano o vicino a persone; richiede un’autorizzazione ENAC, ottenibile tramite una Dichiarazione Standard (STS-01 o STS-02) se l’operazione rientra in uno scenario europeo standardizzato, oppure tramite una valutazione del rischio completa (SORA) per tutti gli altri casi.
- certified: rischio molto alto, raramente rilevante per riprese video.
A questo si aggiungono alcuni vincoli specifici per chi lavora nel patrimonio culturale: il consenso delle persone riprese quando identificabili (GDPR), l’autorizzazione dell’ente gestore per riprese su siti archeologici o aree protette.
Un punto spesso trascurato è l’articolo 108 del Codice dei Beni Culturali (D. Lgs. 42/2004), che richiede l’autorizzazione dell’ente gestore (con relativo canone) per l’uso commerciale di immagini di beni culturali pubblici, riprese con drone comprese.
Prima di programmare qualsiasi campagna con droni e storytelling culturale, quindi, ti consiglio di verificare con l’ente gestore del sito i permessi di volo e quelli sull’uso delle immagini.
L’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) è l’autorità competente in Italia per la regolamentazione dei droni, in attuazione dei Regolamenti UE 2019/947 e 2019/945. Sul suo portale ufficiale è disponibile la pagina aggiornata con tutti i riferimenti normativi: categorie operative, linee guida U-Space, attestati di pilota e procedure per le operazioni specifiche. È la fonte primaria da consultare prima di programmare qualsiasi ripresa professionale con drone su un sito culturale.
Conclusioni e consigli pratici
Alcuni punti operativi da tenere a mente, ricavati da questi casi analizzati:
- parti dal racconto, non dalla tecnologia: chiediti prima cosa vuoi far capire al pubblico dal punto di vista aereo (es. una relazione tra spazi, una trasformazione nel tempo, un dettaglio invisibile da terra) e solo dopo scegli linguaggio cinematic o FPV. In questo articolo ho costruito un breve manuale di sceneggiatura con 4 step da seguire;
- verifica permessi di volo e permessi sull’immagine separatamente: sono due autorizzazioni diverse, entrambe necessarie;
- distingui l’evento dal contenuto evergreen: uno show di droni dal vivo (come a Torre del Greco o alla Sagrada Familia) genera partecipazione nel momento, un video ben girato (come 30 voli mozzafiato del MiC) ha un’efficacia nel tempo.
Disclaimer immagini IA
Alcune immagini presenti a corredo dell’articolo sono state realizzate con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa con mio prompt dettagliato. Sono originali, generate su misura per accompagnare il testo informativo. Non riproducono opere coperte da copyright, marchi registrati o persone identificabili, nel rispetto delle normative vigenti.