Il futuro digitale del patrimonio culturale è in continua evoluzione. L’integrazione delle tecnologie e delle applicazioni di nuova generazione ormai è una componente cruciale che sta arricchendo l’esperienza dei visitatori e la connessione con la cultura.

In questo articolo analizzo i principali contenuti della ricerca “Nuove tecnologie di mediazione del patrimonio culturale” condotta nel 2025 da Dicolab, quale studio fondamentale che offre una panoramica dettagliata su come il pubblico italiano percepisce le tecnologie digitali nel settore culturale. Dedico un focus a un voce dei dati che riguarda lo storytelling e la narrazione.

Indice dell’articolo

  1. Il contesto della ricerca Dicolab e il campione intervistato
  2. Installazioni digitali ed esperienza: il pubblico cerca immersività
  3. Tecnologia narrante: lo storytelling vince su tutto
  4. Conclusioni: il futuro del patrimonio culturale è la narrazione immersiva

📌 In sintesi


la forza del racconto: la richiesta di storie e di personaggi interattivi è l’opzione preferita in assoluto dal pubblico

immersività: i visitatori cercano nei media digitali interazione, personalizzazione e facilità d’uso

pubblico più maturo: le persone esprimono il desiderio profondo di connettersi emotivamente con la cultura

 

Il contesto della ricerca Dicolab e il campione intervistato

La ricerca “Nuove tecnologie di mediazione del patrimonio culturale” è un’iniziativa ambiziosa che si inserisce nel più ampio quadro del progetto Dicolab. Cultura al digitale.

Si tratta di uno nuovo ecosistema formativo sulla digital trasformation del patrimonio culturale, promosso dal Ministero della Cultura – Digital Library e realizzata nell’ambito del PNRR Cultura 4.0.

Chi se ne occupa, sul lato pratico, è la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali (un’ente di formazione di cui anche io personalmente ho seguito molti corsi sia in presenza sia online), grazie ai finanziamenti Unione europea – Next GenerationEU.

🏛️ Approfondimento istituzionale

Questa risorsa, pubblicata dalla “Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali”, esamina il ruolo delle tecnologie digitali nella mediazione del patrimonio. Il documento è utile per comprendere come gli strumenti innovativi possano facilitare il dialogo tra istituzioni culturali e pubblico, integrando efficacemente il racconto narrativo nel contesto museale.

 

Obiettivo e fasi dell’indagine

L’obiettivo primario di questa indagine è stato quello di valutare come il pubblico percepisca le applicazioni digitali utilizzate per la mediazione del patrimonio culturale.

Sono state esaminate diverse fasce di utenti, considerando età, interessi culturali e livelli di familiarità con la tecnologia. Obiettivo? Identificare quali strumenti digitali fossero nel 2025 i più adatti ed efficaci nel coinvolgere i visitatori durante le cultural experiences.

I risultati di questa survey sono stati poi messi a confronto in una fase successiva con quelli di un’altra indagine condotta in loco con 20 istituzioni-pilota. L’obiettivo di quest’ultima fase è approfondire l’impatto cognitivo ed emotivo, la qualità dell’interazione, il grado di coinvolgimento e l’apprendimento derivante dall’uso degli apparati digitali.

Da questo vasto progetto di ricerca si sono tirate le somme per elaborare linee guida e raccomandazioni pratiche destinate ai luoghi della cultura. Si vuole aitarli a migliorare la combinazione dei contenuti culturali e l’uso dei media digitali.

 

Approccio metodologico dell’indagine

L’indagine è stata condotta attraverso una modalità CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) su panel online, che consente di raggiungere un vasto pubblico in modo funzionale.

Il campione finale dell’indagine è stato di 1.028 rispondenti italiani (età 18-74 anni) con il requisito minimo di aver visitato un luogo della cultura almeno una volta negli ultimi 6 mesi.

Il questionario nella survey era composto da 21 domande:
9 domande di profilazione: raccogliere dati socio-anagrafici e informazioni sugli interessi culturali dei visitatori (stile indagini Istat)
5 domande sul rapporto con le tecnologie: generiche e specifiche sul digitale per il patrimonio culturale
5 domande tematiche: cosa determina l’apprezzamento delle tecnologie di mediazione digitale, valutando l’impatto sul valore dell’esperienza culturale e sulle scelte di visita
2 domande sulle aspettative future: quanto sono disposti e disponibili a pagare un costo extra per usare tecnologie di mediazione digitale del patrimonio culturale.

 

Profilazione dettagliata del campione

Il campione intervistato ci offre uno spaccato interessante del pubblico italiano:

  • rapporto con i luoghi della cultura: negli ultimi sei mesi, il 29,3% ha visitato luoghi della cultura 1 sola volta, mentre oltre il 45% ha visitato tra due e tre siti, il 18% tra quattro e sei
  • tipologie di luogo più visitate: musei (73,93%), monumenti (60,8%), aree archeologiche (56,03%), mostre temporanee (40,08%)
  • elementi considerati più attrattivi: il patrimonio storico, artistico e culturale, i costi ragionevoli e l’offerta di visite guidate
  • rapporto e livello di familiarità con la tecnologia: la metà utilizza la tecnologia regolarmente
  • strumenti digitali più utilizzati: smartphone, PC e/o tablet, social media, app e soluzioni e-commerce.

 

Installazioni digitali ed esperienza: il pubblico cerca immersività

La ricerca ha esplorato due categorie particolari: le installazioni e le esperienze.

Con le prime i visitatori possono interagire con i contenuti la tecnologia (pannelli touch, videowall, schermi, avatar o totem digitali). Una larga maggioranza degli intervistati le conosce, e quasi la metà dichiara di averle utilizzate.

Le esperienze invece comprendono anche le tecnologie che consentono ai visitatori di interagire e sperimentare contenuti culturali in modo personalizzato: parliamo di realtà virtuale e aumentata.

Ciò che il pubblico gradisce maggiormente è l’immersività (seguita da interazione e personalizzazione, accessibilità e facilità d’uso). Con questi effetti l’esperienza di visita mediata dalla tecnologia aggiungere più valore all’esperienza di visita.

 

Tecnologia narrante: ecco cosa vuole davvero il pubblico della cultura

Ora viene la parte più interessante per me. Nella sezione finale l’indagine si concentra sulle aspettative e sui desideri dei visitatori riguardo al futuro.

Il campione dichiara espressamente di essere interessato a narrazioni più coinvolgenti, tecnologie immersive più avanzate e contenuti più approfonditi. La gente vuole imparare, vuole apprendere, vuole essere coinvolta nei fatti e negli avvenimenti. Vuole provare qualcosa di intenso quando si tratta di arte e cultura.

Emerge un aspetto specifico: le narrazioni sono più coinvolgenti se ci sono storie e/o personaggi interattivi. È la categoria con il massimo indice di gradimento e la richiesta più elevata da parte degli utenti tra tutte le opzioni proposte (434 selezioni).

Lo storytelling vince su tutto. Da Nord a Sud, passando per le isole, l’opinione è unanime: non è importante quanto sia innovativa l’immersività o quanto siano approfonditi e dettagliati i contenuti. Non importa l’innovazione tecnologica fine a sé stessa.

Che sia emotiva o intellettuale, l’esperienza culturale deve trasportarli nelle storie, connettersi con i personaggi (storici, artistici o simbolici) e comprendere il patrimonio usando l’engagement narrativo.

Questa enfasi sulla narrazione suggerisce che il pubblico è più maturo di quanto si possa pensare. Forse anche memori dell’isolamento per la pandemia da Covid-19. La semplice informazione non basta più: se c’è tecnologia digitale deve dare spazio al racconto e all’emozione.

 

Conclusioni: il futuro del patrimonio culturale è la narrazione immersiva

L’indagine “Nuove tecnologie di mediazione del patrimonio culturale” ci dà un quadro chiaro e incoraggiante sulla percezione del pubblico italiano verso il futuro del patrimonio culturale. C’è conoscenza e interesse alle installazioni e alle esperienze digitali.

L‘immersività, l‘interazione e la facilità d’uso sono i fattori chiave per innalzare gli indici di gradimento. Più le persone hanno dimestichezza con i dispositivi e più aumenta l’apprezzamento.

Soprattutto, l’indagine lancia un messaggio cruciale per i luoghi della cultura: il futuro digitale del patrimonio culturale non è nella mera adozione di tecnologie, quanto nella capacità di utilizzarle per creare nuova esperienza.

Il desiderio profondo è connettersi emotivamente con il patrimonio, la visita deve essere esperienza, ribadiamolo: esperienza immersiva e narrativa.

Le istituzioni culturali devono investire in tecnologie che accolgano e supportano lo storytelling interattivo. Questa è la chiave per massimizzare il coinvolgimento del pubblico e per decretare più che mai il ruolo del digitale nella fruizione culturale.


FAQ sulla ricerca Dicolab 2025

Come è stata svolta l’indagine Dicolab 2025 e chi ha coinvolto?
L’indagine è stata condotta online con modalità CAWI su un campione di 1.028 rispondenti italiani tra i 18 e i 74 anni. Il requisito essenziale per partecipare era aver visitato almeno un luogo della cultura nei sei mesi precedenti l’intervista.
Quali sono le caratteristiche tecnologiche più cercate dal pubblico?
Gli intervistati hanno indicato l’immersività come l’elemento che aggiunge maggior valore alla visita dei luoghi di cultura, seguita strettamente dall’interazione, dalla personalizzazione dei contenuti, dall’accessibilità e dalla facilità d’uso dei dispositivi.
Cosa si intende con l’espressione “tecnologia narrante”?
Indica l’uso dei media digitali non come semplici contenitori isolati di dati, ma come supporti capaci di trasmettere storie e far connettere gli utenti con personaggi storici, artistici o simbolici, rispondendo al bisogno di apprendimento ed emozione espresso dal pubblico.