Identificare con lo storytelling significa dare al pubblico la possibilità di riconoscersi in una storia, in un personaggio o in una situazione. È il potere dell’immedesimazione che trasforma la narrazione in un’esperienza memorabile. In questo articolo esploro il significato del verbo, le sue radici e implicazioni filosofiche, fino ad arrivare a un esempio concreto legato all’implementazione di storytelling culturale nella comunicazione dei musei e del territorio.

Indice dell’articolo:

  1. Identificare con lo storytelling: il potere del riconoscimento
  2. Il significato profondo di identificare nello storytelling
  3. Identificare: quando la narrazione diventa specchio
  4. Come identificare con lo storytelling culturale (esempio)
  5. Conclusioni

 

Identificare con lo storytelling: il potere del riconoscimento

Lo storytelling ha il potere di permettere alle persone una magia: identificarsi con i personaggi, con le situazioni, con le tematiche narrate. Quando le persone si riconoscono nella storia – per un dolore o per una gioia, per un’esperienza o per un valore, per un bisogno o per un desiderio – l’immedesimazione aumenta il coinvolgimento. Il coinvolgimento, a sua volta, rafforza il legame con l’oggetto o con il luogo narrato e rende la storia memorabile e significativa.
L’etimologia di identificare, dal latino identificare (idem = stesso, facere = rendere) significa letteralmente “rendere uguale, riconoscere come lo stesso”. Nel contesto narrativo, questo si traduce nella capacità di specchiarsi in una vicenda e sentirla propria.

 

Il significato profondo di identificare nello storytelling

Dal punto di vista semantico, identificare riguarda la costruzione di un ponte tra chi racconta e chi ascolta. La semiotica di Umberto Eco (Lector in fabula, 1979) mostra come il lettore costruisca il testo insieme all’autore, riconoscendosi in esso. Allo stesso modo, Paul Ricoeur in Sé come un altro (1990) sottolinea che l’identità narrativa si costruisce nel momento in cui ci identifichiamo con le storie degli altri. Nello storytelling, quindi, identificare significa ridurre la distanza tra narrazione e pubblico, favorendo la partecipazione emotiva e cognitiva.

 

Identificare, quando la narrazione diventa specchio

Sul piano filosofico, l’identificazione rappresenta uno dei cardini del processo estetico. Aristotele, nella Poetica, aveva già riconosciuto la funzione catartica della tragedia: lo spettatore si identifica con l’eroe, vive emozioni e apprende attraverso di esse. Più tardi, Sigmund Freud, in Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921), descrive l’identificazione come meccanismo psichico fondamentale per la costruzione delle relazioni e dei legami sociali.
Nello storytelling, il verbo identificare diventa dunque un invito a creare narrazioni che fungano da specchio, in cui le persone possano ritrovare parti di sé.

Specchio e identificazione richiamano le neuroscienze e la scoperta dei neuroni specchio grazie alla ricerche di Giacomo Rizzolatti e altri colleghi dell’Università di Parma negli anni ’90. Si tratta di cellule cerebrali che si attivano sia quando compiamo un’azione sia quando vediamo qualcun altro compierla. Questo meccanismo spiega l’apprendimento per imitazione o per empatia sul piano emozionale, perché ci immedesimiamo in ciò che osserviamo o ascoltiamo o percepiamo: il cervello non distingue del tutto tra esperienza vissuta e narrata.

In un gancio possibile tra linguistica, narratologia, filosofia e neuroscienze, lo storytelling è uno specchio vivo che mette in risonanza narratore e pubblico, parlante e ascoltatore, generando empatia e rendendo la storia memorabile.

 

Come identificare con lo storytelling culturale (esempio)

Nel mondo dei musei, identificare con lo storytelling significa proporre narrazioni che non si limitino a descrivere, ma che permettano al visitatore di sentirsi parte della storia. Un esempio è l’uso di biografie e testimonianze personali: raccontare la vita quotidiana degli artigiani in un museo etnografico (come ad esempio in piccolo museo di storia locale), permette al pubblico di riconoscere frammenti dell’esperienza umana universale e locale, di inserirsi in quella timeline che dal passato si collega al tempo presente attraverso l’evoluzione degli oggetti e delle pratiche. E un oggetto non è solo un bene culturale ma anche un simbolo di valori e di vita.


Nel racconto del territorio, identificare diventa il modo per legare un luogo alle persone: un borgo che racconta non solo con i suoi monumenti, ma soprattutto le storie degli abitanti genera riconoscimento e appartenenza. Se il visitatore è residente di quel borgo o di quel logo si sbloccano ricordi legati alla memoria della propria famiglia o delle proprie radici, si rafforza il senso del “chi siamo, chi eravamo e da chi discendiamo”, si stimola la curiosità a fare ricerche sull’onomastica, sull’albero genealogico o su discendenze nobiliari. Tecnologie digitali come podcast, app interattive o realtà aumentata possono rafforzare questo processo di apprendimento, offrendo percorsi narrativi personalizzati e più esperienziali del semplice pannello di testo o di una guida da leggere.

 

Conclusioni

Identificare con lo storytelling significa trasformare la narrazione in un’esperienza speculare: vedersi nelle storie degli altri, ritrovare emozioni e valori condivisi. È un potere narrativo che costruisce forte senso di comunità, rafforza la memoria “di chi eravamo”, e rende ogni storia più vicina alla propria condizione e più autentica, al di là della cornice storico-artistica.


Se vuoi diventare uno storyteller esperto, devi conoscere tutte le magie e i poteri della comunicazione narrativa. Ogni verbo rappresenta un potere che ti porterà a raggiungere un obiettivo. Mi raccomando, scegli con attenzione quello più utile alla tua strategia.