Nella comunicazione culturale troppe informazioni e troppi dati tecnici, se pur necessari per fornire un contesto completo per la conoscenza, rischiano di allontanare il pubblico a causa della mancanza di profondità umana. In questo articolo ti propongo una guida utile in 3 step per aiutarti a inventare una storia e imparare a dare voce a un personaggio storico o a un artista, partendo da un’ipotesi di fantasia: “Immagina se potesse…”.

Indice dell’articolo:

  1. Inventare una storia per raccontare l’arte
  2. Scegli il personaggio della storia da inventare
  3. Dimentica il contesto accademico dell’arte
  4. Immagina se potesse parlare: la potenza del What if?
  5. Conclusioni

📌 In sintesi


umanizzazione: tratta l’opera non come un oggetto tecnico ma come un individuo dotato di emozioni, scelte e desideri.

metodo What if: utilizza ipotesi di fantasia per innescare un dialogo tra il personaggio storico e la realtà contemporanea.

connessione: crea un ponte narrativo che riduca la distanza storica per un’immedesimazione spontanea del visitatore.

 

Inventare una storia per raccontare l’arte

Raccontare un’opera d’arte nei luoghi di cultura aiuta le persone a connettersi in modo più naturale e spontaneo con il luogo stesso o con l’universo emozionale che essa rappresenta.

Il dato tecnico e informativo dell’oggetto non è comprensibile da quel visitatore privo di strumenti o competenze adeguate. Le storie invece sono un fattore genetico comune a tutta l’umanità sin dall’alba dei tempi e ci proiettano, con simulazione o anticipazione, nelle esperienze di vita. Per costruire una narrazione diversa, si può sperimentare la storia di fantasia.

Costruire una storia inventata può essere utile per avvicinare, ad esempio, bambini e adolescenti, ma può rivelarsi sorprendente anche per agganciare un pubblico adulto e stimolare la mente narrativa.

La mettiamo in azione quando vediamo un film, quando leggiamo un libro, quando siamo assorbiti in un’impresa di videogioco: si innesca un processo di identificazione con il personaggio al punto da sentirlo vivo come se fosse una persona reale.

 

Scegli il personaggio della storia da inventare

Se tu che leggi sei un direttore museale o una guida turistica, il contenuto lo hai già, lo conosci benissimo, lo hai davanti agli occhi tutti i giorni:

  • collezione delle opere esposte (o quella nei depositi in attesa di tornare alla luce)
  • documenti e fonti storiche (se lavori in un archivio o in biblioteca)
  • patrimonio artistico di una chiesa, di un complesso monumentale, di un palazzo, di una cappella
  • ambienti, affreschi, arredi di un’area archeologica
  • strade, vicoli, scale storiche, monumenti, epigrafi e ogni altro elemento urbano di un quartiere, di una città e di un centro antico.

 

Siamo abituati a collocare i personaggi in un contesto storico. Ed è giusto che sia così. Tuttavia possiamo farlo in un modo diverso, capovolgendo gli schemi.

 

Dimentica il contesto accademico dell’arte

Dimentica di essere un esperto, un accademico, un ricercatore, uno storico, uno studioso, un curatore.

Dimentica che il tuo personaggio siano all’interno di un manufatto artistico (quadro, statue, tele, documenti, vasi, affreschi, gioielli ecc.).

Prendi le dovute distanze dall’aspetto prestigioso della commissione. In fondo quelle che noi oggi chiamiamo “opere d’arte” non sono state concepite per essere musealizzate. Siamo noi, posteri di un passato, che le consideriamo degne di memoria storica e ne tuteliamo il valore artistico e la sicurezza.

Svincolati da tutto questo, per un attimo (anche per qualche giorno) e lascia libero il pensiero narrativo. Lascia che la mente cominci a fantasticare sui personaggi. Essi sono più che una semplice iconografia o un pezzo della Storia: sono emozioni, sono scelte, sono motivazioni, sono bisogni.

Sono figli di un tempo, di un luogo, di un cambiamento, di una scelta, di un bisogno, di una missione. Insomma, immaginali come esseri viventi, reali o inventati che siano.

 

Immagina se potesse parlare: la potenza del What if?

Pensa al personaggio come se pensassi a una persona che conosci.

E immagina cosa accadrebbe se (ecco il What if?):

  • potesse parlare e dire la propria versione sulle gesta, sugli eventi, sul mito, sul luogo che vive
  • potesse incontrarsi con gli altri personaggi dell’opera d’arte o del luogo in cui è inserito (es. sacra conversazione, una pala, una scena di un vaso, un ciclo di affreschi)
  • potessero dire cosa pensa del periodo storico in cui tu vivi, magari un evento di cronaca o una tendenza sociale
  • potesse raccontare la propria vita o la propria impresa più importante
  • potesse raccontare come si viveva nella propria epoca
  • potesse chiedere qualcosa al visitatore
  • potesse tornare dal suo luogo di origine
  • potesse esprimere la propria versione sui fatti della Storia, anche quelli prima della nascita o dopo la sua morte
  • potesse condividere le proprie emozioni.

 

In base al personaggio, e al racconto che ne uscirà, e al pubblico che ascolterà, dovrai decidere anche:

  • il tono di voce (serioso, drammatico, ironico, giovanile, irriverente, misterioso)
  • il genere narrativo (thriller, detection, commedia, tragedia, epico, fantasy)
  • il linguaggio (antico o contemporaneo).

 

Immaginare cosa accadrebbe se i soggetti delle opere d’arte potessero muoversi, parlare, pensare, scegliere. È un modo creativo per umanizzarli e per ottenere maggior coinvolgimento nei visitatori (che sono esseri umani, ricordalo, non biglietti paganti).

Anche i luoghi della cultura e le collezioni di un museo sarebbero percepiti con una dimensione umana, e questo aiuterebbe a ridurre la distanza storica e ad avvicinarli alla quotidianità.

Le persone si connettono alle persone, non alle cose. Le opere d’arte e i luoghi storici legati a un personaggio devono essere raccontate come vive, dinamiche, interattive, con la realtà sociale e con lo spazio in cui esistono.

 

Un esercizio per liberare la fantasia e allenare la tua mente narrativa

Tieni sempre in considerazione:

  • la missione culturale del tuo progetto
  • l’obiettivo della tua comunicazione
  • il messaggio che vuoi diffondere
  • l’identità e il valore unico del tuo museo/luogo di cultura
  • il target del tuo pubblico (che è il fattore più importante).

 

Conclusioni

Se le opere d’arte potessero parlare ed essere sé stesse, sono convinto che ci ringrazierebbero.

Questo metodo di storytelling che utilizza in parte la tecnica del What if? privilegiata da sceneggiatori e scrittori per sviluppare le sinossi può educare il tuo pensiero narrativo e imparare come inventare una storia.

Non devi usare tutti i “se potesse” che ti ho proposto. Ti ho elencato alcuni esempi, la tua sensibilità ne troverà altri. Scegli quelli più utili al tuo progetto.

È tempo di abbandonare la linea tradizionale della divulgazione culturale didascalica e nozionistica, per imparare a raccontare i luoghi e i personaggi dell’arte e della storia in un modo che nessuno si aspetta, ma che sicuramente desidera.

Disclaimer immagini IA

Alcune immagini presenti a corredo dell’articolo sono state realizzate con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa con mio prompt dettagliato. Sono originali, generate su misura per accompagnare il testo informativo. Non riproducono opere coperte da copyright, marchi registrati o persone identificabili, nel rispetto delle normative vigenti.

 


FAQ su come inventare una storia

Perché è utile inventare storie di fantasia all’interno di un museo?
Inventare una storia permette di attivare la “mente narrativa” del visitatore. Questo approccio supera le barriere tecniche e nozionistiche, permettendo anche a un pubblico non esperto (come bambini o adolescenti) di connettersi emotivamente con il patrimonio culturale.
Quali sono i passaggi chiave per creare un racconto da un’opera d’arte?
Il processo segue tre step: prima si sceglie il personaggio dalla collezione o dai documenti; poi si dimentica la sua natura di “manufatto artistico” per vederlo come essere vivente; infine si immagina cosa direbbe o farebbe se potesse interagire con il presente.
Cos’è la tecnica del What if? applicata ai beni culturali?
È un metodo mutuato dalla sceneggiatura che consiste nel porsi domande ipotetiche: “Cosa accadrebbe se questo personaggio potesse parlare?”. Questa tecnica aiuta a umanizzare i soggetti artistici e a decidere il tono di voce e il genere narrativo più adatti per coinvolgere il pubblico.