Il metaverso per i musei potrebbe essere una nuova frontiera per arricchire e rivoluzionare l’esperienza dei visitatori e l’ecosistema digitale dei beni culturali. In questo articolo ti spiego le mie tre proposte innovative per rilanciare le opportunità del metaverso e adattarlo al settore museale ben oltre la semplice ricostruzione 3D degli spazi e delle collezioni di opere d’arte, e della virtualità per eventi e conferenze. La parola chiave per il mio metaverso museale è espansione.
Indice dell’articolo:
- Il primo livello di espansione: il locus di origine
- Il metaverso museale esplora la città
- Gli altri portali: comunità ed ecosistema del metaverso museale
- Conclusioni: la visione del futuro per i musei
Il primo livello di espansione: il locus di origine
Il primo livello di espansione per un metaverso museale riguarda il locus di origine delle collezioni d’arte. Non sto parlando di una semplice versione del museo digitale con i corridoi e le sale che ospitano le collezioni. Mi riferisco alla ricostruzione viva, sincera, interattiva e dinamica dei luoghi e degli spazi di origine da cui provengono le opere d’arte:
- cappelle, chiese, palazzi nobili, domus archeologiche, edicole sacre, strade, sotterranei o catacombe, stanze private o saloni reali e tutti quegli spazi pensati e scelti per la commissione dell’opera, in cui ha svolto le proprie funzioni di arredo, di simbolo, di potere, di devozione, di abbellimento, di propaganda. In questi luoghi l’opera d’arte era a contatto diretto con il proprio pubblico (committente privato, ospiti, cittadino singolo o folla di persone);
- studiolo, atelier, cantiere, bottega dell’artista ecc., in cui poter assistere in virtuale a scene di lavoro che raccontano la genesi del manufatto;
- luoghi di transito dell’opera d’arte (sedi temporanee, spostamenti, collocazioni precedenti, acquisizioni, trasferimenti, fughe, furti, ritrovamenti ecc.), per seguire su una mappa narrante le tappe del percorso dell’opera precedenti alla sua attuale collocazione nel museo.
Questa espansione consente non solo di “vedere” l’arte e di camminarci davanti, ma anche di immergersi, di interagire, di vivere e di esplorare la più completa narrazione di un’opera d’arte (genesi, storia e contesto), meglio di un capitolo estratto da un manuale di storia dell’arte. La realizzazione di questi livelli possono essere costruiti con un sapiente equilibrio tra informazioni tratte dalle fonti scientifiche e accademiche, combinate con ricostruzioni verosimili.

Il metaverso museale esplora la città
Il secondo livello del metaverso museale deve aprire una finestra esplorativa e interattiva sulla città, come metafora dell’espansione fisica di un museo che dal proprio immobile si estende e si raccorda al tessuto urbano:
- strade, quartieri, vicoli, piazze e ogni luogo della città da cui provengono le opere d’arte custodite nel museo; se si tratta di un museo locale o civico la proposta si fa ancora più necessaria e logica, perché lo studio di un opera d’arte che appartiene alla città e alla comunità (se pur musealizzata per motivi di sicurezza) non ha mai perso il proprio rapporto con il contesto di provenienza (al quale, dovrebbe, un giorno, ritornare); se si tratta di un museo di livello nazionale o internazionale, la tecnologia del metaverso permette di abbattere la distanza e di aprire vari portali per raggiungere i lontani luoghi di provenienza delle opere d’arte;
- luoghi di vita e di lavoro degli artisti locali (ancora in vita o deceduti) mappati nello spazio urbano della città; è un ulteriore approfondimento di storie e informazioni sulle opere esposte nella collezione museale, con un focus sull’aspetto umano e professionale dell’artista, del suo rapporto con la città (che sia nativo della città, ospite temporaneo, di passaggio, convocato da un committente pubblico o privato, per collaborazioni). Questo livello permette di studiare gli spostamenti dell’artista sul territorio, la reciproca influenza con le correnti artistiche e culturali locali, l’influenza subita dai luoghi e dagli altri artisti della città;
- altri luoghi di approfondimento sul tema, sul concetto, sul soggetto, sullo stile artistico, sul significato dell’opera d’arte in rapporto alla cultura della città e alla memoria storica locale.
Il metaverso diventa un laboratorio di divulgazione e di esperienza multilivello in cui il pubblico può sperimentare percorsi personalizzati e modificare o integrare le storie museali.
Gli altri portali: comunità ed ecosistema del metaverso museale
La terza proposta apre un sotto-livello che dovrebbe integrare nel metaverso museale tutti quegli spazi di servizio che un tempo sono stati poco o mai accessibili, ma che ormai si stanno aprendo al pubblico per raccontare il dietro le quinte:
- sotterranei, depositi, sottotetti, sale chiuse
- laboratori di restauro, logistica, imballaggio, fotografia, digitalizzazione
- portali che connettono il museo ad altri istituti museali simili per tipologia di collezione, periodo storico, contesto urbano o geografico.
Reputo questo ultimo punto il più interessante per 2 motivi:
- si genera un ecosistema culturale interattivo; la condivisione degli spazi e delle mission museali permettono scambi di conoscenza, collaborazioni ed eventi che superano i limiti fisici dei singoli musei;
- i visitatori hanno la possibilità (digitale) di diventare attori di un dialogo culturale espanso; l’esplorazione attiva e l’interazione diretta del visitatore con il contenuto culturale si allarga da osservazione passiva a protagonismo, con possibilità di giochi, simulazioni e interventi creativi che rendono unico ogni viaggio virtuale.

Conclusioni: la visione del futuro per i musei
Le mie proposte di metaverso museale che ti ho illustrato devono permettere l‘esplorazione, l’interazione e lo storytelling.
Queste sono dimensioni essenziali per una realtà museale. Senza di essere la prospettiva di un metaverso sarebbe limitata a mero luogo virtuale freddo e distaccato. La visione che sogno invece è quella di un sistema vivo, capace di far dialogare il tempo e lo spazio, il reale e il digitale, le collezioni e i visitatori, il singolo museo e l’intero patrimonio culturale (locale e internazionale).
Queste tre proposte dimostrano anche che il metaverso museale può essere molto di più di una semplice tecnologia: una piattaforma di innovazione culturale che apre la strada a nuovi modi di costruire, condividere e vivere il patrimonio culturale. E per trasformare questa promessa in realtà servono coraggio, creatività e visione.