Quando Will Byers scompare nella prima stagione di Stranger Things, i suoi amici non si limitano a cercarlo fisicamente: lo fanno usando il linguaggio di Dungeons & Dragons, interpretando la realtà attraverso le mappe di un gioco del famoso gioco di ruolo. Con l’ultima Stagione 5, Stranger Things ci insegna ancora di più che le storie non sono intrattenimento passivo, ma possono diventare strumenti attivi di sopravvivenza, crescita e trasformazione. In questo articolo approfondisco l’importanza del gioco di ruolo e delle storie nella serie TV, con un focus sugli archetipi incarnati dai protagonisti.

Indice dell’articolo:

  1. Dungeons & Dragons: il gioco di ruolo per interpretare la realtà
  2. Gli archetipi dei personaggi: dall’infanzia all’età adulta
  3. La cultura pop come problem solving
  4. Oggetti narranti: il caso di Holly Wheeler
  5. Stephen King: l’architetto invisibile di Stranger Things
  6. La biblioteca mentale collettiva
  7. Conclusioni

 

Dungeons & Dragons: il gioco di ruolo per interpretare la realtà

Il tavolo come metafora del mondo

A che gioco giocano i personaggi della serie ST? Si tratta del role-play (gioco di ruolo) Dungeons & Dragons (D&D), forse il più famoso al mondo. Fin dal primo episodio, D&D non è solo un hobby qualunque per Mike, Dustin, Lucas e Will: è il loro sistema operativo cognitivo.

Ogni stagione di Stranger Things (ST) funziona strutturalmente come una campagna di role-playing:

  • c’è sempre un dungeon master – spesso Will nelle prime stagioni – che conosce le regole nascoste del mondo;
  • i mostri del Sottosopra prendono letteralmente i loro nomi dal manuale del gioco (Demogorgone, Mind Flayer, Vecna);
  • le strategie di sopravvivenza seguono le meccaniche del gioco (es. identificare le debolezze, i tiri salvezza, le combinazioni di abilità).

 

Ma c’è qualcosa di più profondo: il gioco ha insegnato ai ragazzi a pensare l’impensabile. Quando il Soprannaturale irrompe nella loro vita non si paralizzano, perché hanno già affrontato draghi e demoni attorno a quel tavolo. La finzione diventa per loro un allenamento per la realtà.

Questa costante mi ha spinto a scrivere l’articolo, mentre guardavo le puntate seguire il loro andamento dall’inizio alla fine. Ho capito che D&D era qualcosa di molto importante e bisognava dedicarci una riflessione.

La logica del gioco applicata all’orrore reale. I momenti cruciali della serie TV vedono costantemente i protagonisti applicare logiche ludiche a situazioni reali:

  • Stagione 1: capire che il Demogorgone è attratto dal sangue permette di preparare trappole efficaci;
  • Stagione 2: Will disegna il Mind Flayer usando iconografia che riconosce dal gioco, trasformando l’incomprensibile in qualcosa di catalogabile;
  • Stagione 4: riconoscere Vecna come il mago cattivo finale della campagna permette di anticiparne le mosse;
  • Stagione 5 (Vol. 1): la consapevolezza metanarrativa si intensifica con i personaggi che applicano regole di finali epici in modo strategico.

 

Il potere terapeutico del gioco di ruolo. Will, dopo la sua esperienza nel Sottosopra, usa il linguaggio del gioco per comunicare l’incomunicabile. Quando dice «sento ancora il Mind Flayer», sta traducendo un’esperienza dissociativa in termini che i suoi amici possono comprendere.

Il gioco di ruolo diventa quindi:

  • vocabolario condiviso per esperienze limite
  • spazio di simulazione dove testare strategie senza rischi mortali
  • rituale di coesione nei momenti di massima pressione.

 

Gli archetipi dei personaggi: dall’infanzia all’età adulta

Ogni eroe, un archetipo. Uno degli aspetti più raffinati di ST è come ogni personaggio incarni un archetipo che evolve nel corso degli eventi:

  • Mike Wheeler – il Paladino/Leader: ha un forte senso morale, è la guida naturale del gruppo, protegge gli altri anche a costo personale, la sua evoluzione insegna che la leadership richiede anche vulnerabilità;
  • Dustin Henderson – il Bardo: è il mediatore sociale, usa intelligenza emotiva e creatività, il suo humor disinnesca tensioni ma nasconde insicurezze;
  • Lucas Sinclair – il Ranger/Guerriero: è pragmatico, possiede pensiero strategico e lotta per bilanciare l’appartenenza al gruppo con l’accettazione sociale;
  • Will Byers – il Mago Vulnerabile: sensibile, artistico, è un ponte involontario tra i mondi, la sua vulnerabilità è la sua forza, percepisce ciò che altri ignorano;
  • Eleven/Jane Hopper – la Maga/Prescelta: impara a controllare un potere grezzo che poi si rivela potente e indispensabile per salvare il mondo; il suo viaggio di trasformazione da “arma” creata in laboratorio a “persona” con scelte proprie, la riporta all’archetipo della chosen one che deve accettare il proprio destino senza perdere la propria l’umanità;
  • Steve Harrington subisce la trasformazione più completa: da antagonista e bullo popolare, a paladino protettore dei bambini, rappresenta una mascolinità nuova e maturata.

 

Ciò che rende ST narrativamente sofisticato è che questi archetipi non sono statici. La serie mostra come le persone crescano dentro e oltre i ruoli che pensavano di dover interpretare:

  • Nancy evolve da ragazza popolare a giornalista investigativa coraggiosa;
  • Jonathan da outsider rassegnato a combattente consapevole;
  • Max da ragazza arrabbiata chiusa in sé stessa a persona capace di coraggio, sensibilità e connessione.

Come nei giochi di ruolo, inizi interpretando un archetipo, ma nel corso del gioco diventi qualcosa di più complesso.

 

La cultura pop come problem solving

Uno degli aspetti più brillanti di ST è che i personaggi non vivono solo avventure: le leggono attraverso storie che conoscono. La cultura nerd degli anni ’80 diventa un vero e proprio database di scenari già testati narrativamente.

Potrebbe essere un espediente di marketing narrativo per compiacere i fan nostalgici? Sì, ma è comunque una rappresentazione di come funziona la cognizione umana di fronte a situazioni incomprensibili. Riconoscono le storie per prevedere gli eventi e trovano risposte in Storie già radicate.

  • Ghostbusters e Alien: riferimenti costanti per comprendere entità inter dimensionali
  • Il Signore degli Anelli: modello per le dinamiche di gruppo in missioni impossibili
  • i fumetti degli X-Men: fondamentali per Undi nell’elaborare la propria diversità
  • i film horror anni ’80: riconoscere red flags imminenti e anticipare i pericoli (e gli stessi riferimenti cinematografici nella serie sono numerosi).

Dustin usa costantemente questi riferimenti culturali per formulare ipotesi scientifiche. Steve e Robin discutono delle regole dei sequel; Murray applica logiche da spy-thriller alla realtà.

Il vocabolario condiviso. C’è un aspetto quasi antropologico in tutto questo: il gruppo funziona perché condivide lo stesso canone narrativo. Quando Mike dice «È come in Star Wars» tutti capiscono l’eroe, il traditore e il senso della missione. Steve e Dustin rafforzano l’intesa quando si salutano nella yougurteria dove lavora Robin simulando un combattimento con le spade laser (scena iconica!). Nel Vol. 1 della Stagione 5, references e citazioni cinematografiche in onore della saga di Star Wars aumentano in maniera esplicita con impatto e significato narrativo.

Ponti generazionali e modelli narrativi comportamentali. Tutti i personaggi in realtà usano modelli comportamentali e tradizioni narrative che li identificano in un genere cinematografico fortemente caratterizzante:

  • i ragazzi: cultura pop anni ’80 (film, D&D, fumetti, arcade)
  • Hopper: genere noir e western (agisce come un detective/cowboy solitario)
  • Joyce: melodramma familiare e intuizione materna (storie di madri che salvano i figli contro ogni evidenza)
  • Murray: ci ricorda gli spy-thriller della Guerra Fredda (il mondo è cospirazioni dentro cospirazioni!)

Quando poi tutti collaborano efficacemente, traducono questi linguaggi narrativi nei propri comportamenti e nel rilascio di informazioni utili a proseguire nella missione.

 

Oggetti narranti: il caso di Holly Wheeler

Nel I episodio La Missione della Stagione 5, una delle scene significative porta sulla scena una delle nuove protagoniste: Holly Wheeler, la sorellina di Mike e Nancy.

Mike incontra Holly nei corridoi della scuola dopo le lezioni, mentre la madre parla con l’insegnante a proposito dell’eccessiva fantasia della bambina che immagina di vedere e parlare con un signore immaginario. Si tratta di Mr. WhatsIt (trad. il Signor Cos’è) a cui la ragazzina dice di fare affidamento per essere protetta (è Vecna sotto mentite spoglie) da mostri che possono mangiare bambini come lei.

Mike non sminuisce le paure della bambina, e si pone sullo stesso piano emotivo. Le confida che nei momenti di nervosismo si affida alla statuetta di “Mike il Coraggioso”, intrepido cavaliere esploratore di dungeon crawl. E le regala un’altra statuetta di D&D, una guerriera, ribattezzandola «Holly the Heroic».

Un’interfaccia tra narrazione e realtà. Mike non le sta semplicemente regalando un giocattolo. Sta trasmettendo un archetipo funzionale: le dice che la statuetta ha poteri divini – può lanciare incantesimi di protezione per respingere spiriti maligni, e creare una dimension door che la teletrasporta ovunque riesca a visualizzare.

La statuetta rappresenta una potenziale identificazione eroica di Holly stessa. È un modello comportamentale incarnato in un oggetto fisico – letteralmente come un talismano da toccare nei momenti di paura per ricordare di scegliere di poter essere coraggiosi e superare le proprie paure.

È narrazione preventiva al trauma, ma è anche riconoscimento tra pari. Mike sta usando D&D per preparare psicologicamente Holly a eventi reali pericolosi. Le offre un ruolo attivo (la guerriera invece della vittima passiva) e le riconosce due poteri: il coraggio e le percezioni – che poi si riveleranno utili nel prosieguo della serie –, due strumenti per fronteggiare il pericolo

Il nome come incantesimo. Holly the Heroic non è solo un nickname nerd. È una formula di trasformazione identitaria. Come nelle migliori tradizioni magiche che si rispettino, i nomi hanno dei poteri e dei significati: dire il nome invoca l’essenza. Ogni volta che Holly sentirà quel nome o guarderà la statuetta, accederà all’archetipo dell’eroina. Infatti già nei primi episodi del vol. 1 della Stagione 5 si vedrà Holly stringere tra le mani la statuetta appesa alla sua colonna in un momento di tensione, in cui è da sola.

Alcune teorie fan-based suggeriscono che Holly potrebbe davvero sviluppare poteri reali, come aprire porte dimensionali per salvare Max, ma per questo attendiamo conferma nel vol. 2 (uscita prevista in Italia per il 26 dicembre).

 

Stephen King: l’architetto invisibile di Stranger Things

Parlando di narrativa come identità fondante di questa serie cult, va menzionata l’influenza di Stephen King.

I Duffer Brothers ideatori della serie hanno omaggiato “il re delle storie horror” con molti riferimenti.
Esperti del settore audiovisivo, fan e studiosi della comunicazione hanno notato subito che il font del logo omaggia alcuni dei romanzi di King tra cui Needful Things (1991).

Lo stesso Jacob Boghosian, art director della serie TV ha spiegato che per realizzazione del logo di ST è stato fatto riferimento «a molte copertine di libri di Stephen King e a poster di film degli anni ’80. […] ma il logo che utilizza il font ITC Benguiat si è distinto come il preferito in assoluto.» (tradotto dal suo profilo su Behance), poi modificato nei contorni per ottenere qualcosa di più originale. Questo font in realtà era molto comune negli anni ’70 e ’80: fu disegnato da Ed Benguiat nel 1977 ed ebbe molti successo nei prodotti audiovisivi di genere horror, fantasy e sci-fi.

 

Oltre l’aspetto estetico, i riferimenti espliciti individuati ormai dagli occhi più esperti e da chi è cresciuto con la letteratura del “Maestro dell’orrore” rivelano un DNA narrativo khingiano:

  • Il corpo (Stagione 1, ep. 4): il titolo dell’episodio fa riferimento diretto alla novella The Body di King (poi trasporta sul grande schermo con Stand By Me). L’episodio mostra i ragazzi che camminano sui binari del treno, esattamente come nel classico coming-of-age di King. Joyce rifiuta che il corpo trovato nella cava sia Will – esattamente come i genitori nel racconto di King cercano il corpo del ragazzo scomparso. In quello stesso episodio, quando Hopper visita l’obitorio, un poliziotto statale sta leggendo la prima edizione di Cujo.

 

  • The Talisman (Stagione 4, ep. 9), Nel finale della quarta stagione, Lucas legge uno estratto da The Talisman (co-scritto da King e Peter Straub) a Max in coma. Non è una scelta casuale. Nel romanzo, il dodicenne Jack Sawyer viaggia in un regno alternativo per recuperare un oggetto che salverà sua madre morente. Il parallelismo con ST è evidente: Max è intrappolata nella mente di Vecna, e Lucas (insieme agli altri) dovrà “viaggiare” nel Sottosopra per salvarla. Il libro forse potrebbe suggerire chiavi narrative nascoste utili a svelare il finale della serie.

 

  • It: bambini outsider che affrontano un male antico, un male che si manifesta sfruttando le paure individuali, la forza dell’unione per possono sconfiggerlo, il trauma che lega il gruppo: sono tutte similitudini tra il gruppo dei protagonisti di ST e il Loser’s Club del romanzo sul famoso Pagliaccio malefico inventato da Stephen King nel 1986. Inoltre nella seconda stagione, Bob Newby (il primo fidanzato di Joyce, interpretato da Sean Astin) racconta di essere stato terrorizzato da un clown da bambino, chiamandolo “Mr. Baldo” (ci fa pensare a Pennywise, vero?)

 

  • Carrie: il bullismo che Eleven subisce e il suo meltdown alla pista di pattinaggio (Stagione 4, ep. 1) sono direttamente ispirati a Carrie, il primo romanzo di King a essere pubblicato. La scena riecheggia il momento iconico del ballo di fine anno, quando Carrie viene umiliata e i suoi poteri esplodono

 

  • Firestarter: ancora Eleven sembra ispirata da Charlie McGee del romanzo kinghiano Firestarter, una bambina con poteri telecinetici/pirocinetici, fuggita da un’organizzazione governativa segreta che l’ha creata attraverso esperimenti

 

  • Upside Down e The Mist: il Sottosopra condivide molte caratteristiche con la dimensione aliena raccontata nel romanzo breve The Mist: esperimenti governativi aprono una porta verso un’altra dimensione piena di creature mostruose. La nebbia/le spore funzionano come velo tra i mondi​

 

  • Upside Down e The Langoliers: alcuni fan hanno teorizzato che il Sottosopra possa essere una versione del passato “congelata nel tempo”, molto simile al mondo divorato dai Langolieri nel racconto di King (che ha ispirato a sua volta una miniserie TV del 1995). Entrambe sono versioni trash e degradate della realtà normale. Nella quinta stagione si continua a giocare con riferimenti temporali (Ritorno al Futuro, Una Piega nel Tempo), suggerendo che questa teoria potrebbe essere corretta.

 

Perché King? L’influenza di King non è solo stilistica. È profondamente tematica. King scrive costantemente di:

  • il potere dell’infanzia: i bambini nei romanzi di King vedono verità che gli adulti non possono (o non vogliono) vedere. Esattamente come in ST (poi ripreso anche in The Goonies, ET ecc.)
  • male che ritorna: anche quando sconfitto, il male lascia tracce. Will sente ancora il Mind Flayer. Max è ancora intrappolata. Vecna ritorna sotto mentite spoglie. È molto simile al pattern di It, dove il mostro torna ogni 27 anni
  • piccole città americane con oscuri segreti: Hawkins è la Derry nel Maine o la Castle Rock in cui sono ambientate molte storie ricorrenti nei romanzi di King, oppure è la Jerusalem’s Lot in Le notti di Salem. La superficie di una cittadina tranquilla nasconde orrori cosmici
  • trauma come trasformazione: i personaggi di King (e di ST) non escono indenni dalle loro esperienze. Il trauma li cambia, li lega, li definisce
  • gruppo come salvezza: da It a The Stand, King sa che si sopravvive insieme. Il team di ST funziona esattamente così
  • talento psichico bambini: quelli del piccolo Danny in Shining o di Charlie McGee in Firestarter si manifestano anche in Eleven e in Will.

 

La biblioteca mentale collettiva

Il vocabolario che salva la vita. Uno degli aspetti più sottili ma cruciali di ST è che il gruppo funziona perché condivide lo stesso linguaggio narrativo. Quando Dustin dice «È come in Ghostbusters», non deve spiegare ulteriormente. Tutti sanno istantaneamente:

  • quale tipo di minaccia affrontano (entità soprannaturale)

  • quale approccio usare (scientifico + improvvisato)

  • chi sono i Ghostbusters del loro gruppo (Dustin = Egon, Steve = Peter Venkman).

 

Quando il linguaggio condiviso fallisce. È interessante notare, viceversa, cosa succede quando i protagonisti devono comunicare con chi non condivide questo vocabolario:

  • gli adulti (tranne Joyce e Hopper che imparano ad ascoltare) continuano a sminuire o fraintendere. Quando i ragazzi cercano di spiegare cosa stia succedendo usando il loro linguaggio, vengono derisi come “fantasiosi” o “traumatizzati”;

  • le autorità (FBI, Governo, scienziati corrotti) operano con paradigmi completamente diversi. Per loro tutto è “esperimento controllato” o “minaccia sovietica”. Non hanno categorie per comprendere il soprannaturale.

 

Ecco allora che alcuni personaggi fungono da traduttori tra i diversi mondi narrativi:

  • Murray Bauman traduce le logiche dello spy-thriller della Guerra Fredda in termini che i ragazzi possono comprendere. Quando spiega la geopolitica russa, lo fa come se stesse descrivendo la trama di un film;

  • Bob Newby (nella Stagione 2) è fondamentale proprio perché conosce sia la cultura nerd che il mondo degli adulti. È un nerd cresciuto, un ponte generazionale. La sua morte è tragica perché perdono un traduttore prezioso;

  • Steve Harrington completa la sua trasformazione da antagonista a eroe. Inizialmente non capisce i riferimenti a D&D; alla fine è lui che usa metafore da gioco di ruolo per pianificare strategie.

 

Il “canone” come capitale culturale. C’è anche una dimensione sociologica. Nella Hawkins degli anni ’80, conoscere la cultura nerd è uno status sociale negativo. I freaks come Eddie Munson o il “Hellfire Club” sono emarginati proprio perché giocano a D&D.

Ma nel momento della crisi, quella conoscenza diventa capitale di sopravvivenza. Gli stessi riferimenti culturali che li rendevano impopolare a scuola sono ora le competenze che salvano il mondo.

ST è quindi anche una storia di rivalutazione della cultura geek: ciò che sembrava evasione dalla realtà è in realtà preparazione alla realtà più estrema possibile.

 

Conclusioni

Che in fondo, dunque, Stranger Things sia solo un gioco? Visto dall’esterno a un passo dalla conclusione, forse può anche sembrare. Alcuni fan hanno anche ipotizzato che tutta l’avventura non sia altro che un’enorme campagna immaginata da uno dei protagonisti e che alla fine non sia mai accaduto nulla.

Al di là di questa possibilità, la Stagione 5 appena conclusa ci ha dimostrato che in ST le storie (contenute in D&D, nei film horror o nei fumetti) sono strumenti di sopravvivenza, non evasione.

La genialità della serie è far collassare metafora e realtà e indurci a formulare interessanti teorie: Will manifesta poteri innati (chi diventerà?); la statuina di Holly l’Eroica prepara a nuovi ruoli (cosa farà la sorellina?).

Al di là di ogni ipotesi, il messaggio forte che voglio condividere con questo lungo articolo è che le narrazioni non servono per descrivono la realtà, ma per immaginarla e, potenzialmente, per costruirla.

Le storie sono mappe cognitive, più antiche della scienza, flessibili, potenti per l’irreale. In un mondo surreale come quello ambientato in ST, una cultura altrettanto “bizzarra”, almeno in apparenza, come quella nerd, prepara e difende alla realtà estrema.

Stranger Things ci può insegnare che se qualcosa ti entusiasma o ti fa sentire parte di un gruppo, se porta fuori una parte della tua identità, chiediti: “Che storia è questa?”.

Probabilmente, l’avrai già vista o sentita, l’avrai assorbita e sarà diventata un pattern interno che contribuirà, in positivo, alla tua identità e al tuo modo di spiegare e affrontare la realtà.


disclaimer e fonti: questo articolo è stato elaborato grazie all’analisi diretta degli episodi Stranger Things Stagioni da 1 a 4 (fatti canonici consolidati) e degli episodi Stagione 5 Vol.1 (Netflix, 26/11/2025); per questi ultimi ho analizzato anche teorie fanbased nelle community (es. Reddit) o su canali social tematici (es. Instagram).

fonti verificate: Netflix Tudum, ScreenRant, Collider, ComicBook.com, Den of Geek, profilo Behance di Jacob Boghosian, interviste ufficiali e recensioni (Entertainment Weekly, Wikipedia episodi). Le interpretazioni narrative rappresentano analisi personali, non sono dichiarazioni ufficiali di Netflix.

Vuoi approfondire il concetto del Sottosopra? Io l’ho messo a confronto con il Sottosuolo di Napoli.


disclaimer immagini AI

Alcune immagini presenti a corredo dell’articolo (foto di copertina) sono state realizzate con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa con mio prompt dettagliato. Sono originali, generate su misura per accompagnare il testo informativo. Non riproducono opere coperte da copyright, marchi registrati o persone identificabili, nel rispetto delle normative vigenti.