In questo articolo ti parlo della Sibilla di William Kentridge arrivata a Napoli con la forma di libro digitale. È la mostra Waiting for the Sybil, allestita nella Spezieria della Certosa e Museo Nazionale di San Martino dal 14 novembre 2021 al 13 febbraio 2022.

Indice dell’articolo:

  1. La Sibilla di Kentridge
  2. Le altre sibille della Certosa di San Martino
  3. Conclusioni

 

La Sibilla di Kentridge

Le Sibille sono sempre state e sempre lo saranno.
Sono voci con volto di donna a servizio dell’antico e del nuovo Umanesimo.
William Kentridge arriva a Napoli, sceglie i suggestivi ambienti della ex Certosa di San Martino, sul colle del Vomero, e le presenta con la forma di un libro.

Il libro è iconico perché le rappresenta: ha pagine composte da foglie di quercia ed è pieno di vocaboli da interpretare. Nella mitologia delle sibille è il vento che decide l’ordine sintattico delle frasi; con uno o con cento altri significanti, un essere uomo può diventare eroe e un altro può sprofondare nella cenere della morte.

La Sibilla di Kentridge è una silhouette animata, che danza e canta libera, e reca con sé tutto lo storytelling dell’Africa.
Il racconto presente nel suo flip-book digitale viene sfogliato da un soffio di vento che ne decide la numerazione: mi arriva al cuore come una narrazione cinica, diretta, spietata, come la Verità.

 

Le altre sibille della Certosa di San Martino

Nulla è a caso. Questa video-installazione è stata ospitata nell’ambiente dell’ex Spezieria dei Monaci certosini. Di fronte a questo spazio, c’è la nuova Sala della Cona dei Lani: la Sibilla di Kentridge si ritrova a dialogare con la Sibilla Delfica, con la Sibilla Cumana e con le altre sibille sorelle mute e frammentate, sopravvissute al grande schema del gruppo di terracotta. Nella Sezione Presepiale del Museo della Certosa di San Martino, altre sibille a figura intera, di legno dorato e intagliato, srotolano il papiro che profetizza la venuta di quel Messia che dorme nella mangiatoia.

 

Conclusioni

Qual è la Sibilla del nostro tempo? Io credo che ora sia il tempo di lasciarle andare, di farle ballare e cantare libere dalle catene di quel servizio reso agli essere umani che quasi è diventato una schiavitù. È tempo per l’uomo di cercarsi altri dèi, o forse di iniziare a scrivere da solo il proprio destino, senza intermediari.