In questo articolo puoi leggere la mia recensione della mostra sulle vedute di Napoli dipinte dal pittore e cartografo Didier Barra, allestita nelle sezione “Immagine e Memoria” del Museo della Certosa di San Martino di Napoli. Questo racconto visivo mette in scena la Napoli del Seicento e rivaluta il nome di un grande artista straniero che seppe unire immagine e studio tecnico del territorio. Indice dell’articolo:

  1. Una mostra per Didier Barra e la Napoli del primo Seicento
  2. Didier Barra, un francese che dipingeva Napoli
  3. Il protagonista: pittore, vedutista e cartografo

 

Una mostra per Didier Barra e la Napoli del primo Seicento

Il 21 gennaio 2025 ha inaugurato nella Certosa di San Martino la mostra intitolata Didier Barra e l’immagine di Napoli nel primo Seicento.

L’esposizione è stata curata da Pierluigi Leone de Castris (uno dei massimi esperti del periodo artistico in esame), che ha voluto restituire a Didier Barra il ruolo di massimo specialista nel genere delle vedute cartografiche.

 

locandina e invito della mostra a Napoli sul pittore Didier Barra

locandina ufficiale della mostra Didier Barra e l’immagine di Napoli nel primo Seicento (fonte: Direzione Regionale Musei Campania – Certosa e Museo di San Martino)

 

Se fossi nato agli inizi del XVII secolo, avrei voluto studiare a scuola sulle vedute di Didier Barra per sognare (e volare) con la fantasia.

Sarebbero stati i suoi racconti in pittura, realizzati con così tanta minuziosa precisione, a mostrarmi la città di Napoli nel secolo della piena espansione urbanistica. Nel Seicento era sotto la guida dei viceré spagnoli, flagellata dai moti di Masaniello e della peste feroce.

Era la città dal grande porto, dalle mille cupole ecclesiastiche che si vedevano dal mare, dai sontuosi palazzi della nobiltà, dal manto di verde sulle colline. Era la “Napoli gentile”, la grande Capitale del Mediterraneo.

Le ho studiate poi da grande, durante gli esami di storia della città e del territorio all’università. Mi hanno aiutato a riconoscere e a saper ricostruire l’evoluzione dei luoghi del presente nel passato. Mi hanno trasmesso l’amore per la cartografia e per l’urbanistica di cui Didier era studioso conoscitore e di cui si servì per realizzare le sue prospettive sotto ai piedi dei santi quando collaborava alle grandi pale d’altare con altri pittori.

Che gioia averlo incontrato, finalmente dal vivo, nel posto migliore che si potesse scegliere per dedicargli uno spazio in una mostra: la sezione “Immagine e Memoria” del museo nell’ex Certosa di San Martino.

Le sale di questa sezione sono una finestra temporale sul racconto della storia della città di Napoli attraverso piante, vedute e topografie dal XV secolo a oggi.

 

Didier Barra, un francese che dipingeva Napoli

Didier Barra (si pronuncia Didiér Barrà) nacque a Metz, nel nord-est della Francia, nel 1590 e morì a Napoli nel 1652. Doveva essere fiero di sé stesso. Nella sua carriera di pittore realizzò vedute e paesaggi urbani caratterizzati da una grande attenzione ai dettagli architettonici e da una rappresentazione suggestiva dell’atmosfera cittadina napoletana.

Con questi meriti è riconosciuto una figura cruciale per la storia dell’iconografia urbana partenopea del Seicento, un periodo di grande sviluppo per il vedutismo.

 

il dipinto Veduta di Napoli del pittore Didier Barra esposto alla mostra nel Museo di San Martino a Napoli

Didier Barra, Veduta di Napoli, Palazzo Vallelonga (fonte: Direzione Regionale Musei Campania – Certosa e Museo di San Martino)

 

Le sue rappresentazioni a volo di uccello sono una preziosa testimonianza visiva della Napoli del XVII secolo. Ti permettono di conoscere l’aspetto che la città aveva in quell’epoca, e alcuni che non sono più visibili oggi.

Barra era un maestro nel riprodurre i dettagli architettonici degli edifici napoletani, fornendo una documentazione accurata del patrimonio artistico e culturale.

Le sue vedute catturavano la vibrazione dell’aria lungo le strade animate, i monumenti imponenti e il paesaggio circostante. Ti potevi immergere nella Napoli del Seicento, scoprire quel secolo bello e dannato per la città.

 

Il protagonista: pittore, vedutista e cartografo

L’enigma “Monsù Desiderio”. Usò questa espressione il critico d’arte Raffaello Causa nel 1956 per far riferimento alla confusione di identità tra Didier e il suo concittadino, amico e coetaneo pittore lorenese François de Nomé, entrambi soprannominati “Monsù Desiderio”.

La critica moderna, e in particolare gli studi legati a questa mostra del 2025, ha distinto chiaramente le loro personalità artistiche, riconoscendo nel pittore Didier Barra il ruolo di principale specialista della veduta topografica.

 

dettagli del dipinto con San Gennaro di Didier Barra

dettagli del dipinto San Gennaro protegge la città di Napoli esposto alla mostra (Didier Barra, Onorio Palumbo – 1640-1660)

 

Didier Barra, la cartografia e la topografia. La capacità tecnica e la sensibilità artistica del nostro pittore francese hanno reso le sue opere una valida e preziosa fonte per gli studiosi del territorio, dell’evoluzione urbana e architettonica dei quartieri di Napoli. A questo si riconosce anche il valore di testimonianza visiva di eccellente qualità.

 

Vedutismo scientifico

Le sue vedute di Napoli dimostrano una notevole precisione topografica, quasi incisoria e definita da alcuni esperti come «prove di vedutismo scientifico» (I ritratti della Napoli vicereale di Didier Barra: prove di ‘vedutismo scientifico’ in un dipinto inedito, Buccaro, A., 2025).

Si ipotizza che abbia imparato guardando le opere del pittore e incisore vedutista Alessandro Baratta, a lui contemporaneo, noto per l’attenzione ai dettagli cartografici, e autore della famosa Pianta di Napoli che costituirà per tutto il Seicento il modello più accurato (e più replicato) di rappresentazione della città di Napoli con la legenda dei luoghi rappresentati.

È molto probabile che anche Barra possa aver avuto una formazione come cartografo, il che spiegherebbe la sua capacità di rappresentare con accuratezza gli spazi urbani e restituire distanze e proporzioni.

 

Utilizzo di strumenti e tecniche

Forse Barra utilizzò la camera ottica, che nel Seicento aveva raggiunto una notevole perfezione, per ottenere una rappresentazione così fedele della realtà?

La sua conoscenza delle carte topografiche di Napoli gli permetteva di creare vedute con una prospettiva cartografica molto precisa.

Cultura cartografica dell’epoca

La diffusione di raccolte di carte geografiche, come gli Atlanti di Braun e Hogenberg, aveva un ruolo importante nella cultura nordica del XVI e XVII secolo. È possibile che questa cultura cartografica, presente anche a Metz, città dove Barra nacque, abbia influenzato la sua passione per la topografia e la sua capacità di rappresentare gli spazi urbani.

Se da un lato ha ricevuto influenze stilistiche (come nel caso della sua Veduta di Napoli del 1647 derivata dalla carta topografica di Baratta del 1629), i suoi lavori sono serviti da modello per la cartografia successiva, forse proprio per la mappa di Napoli realizzata da Bastiaen Stopendael (1663).


disclaimer

Le immagini con didascalia Direzione Regionale Musei Campania – Certosa e Museo di San Martino sono allegati fotografici alla pagina ufficiale dell’evento dal sito del Ministero della Cultura; tutti i diritti sono riservati.

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