La mostra “Gladiatori” a Napoli ha avvicinato archeologia e tecnologia per raccontare il mito e l’umanità della figura del gladiatore, con una percezione quasi fisica di questi guerrieri all’interno degli spazi espositivi. Due luoghi, il Museo archeologico nazionale e l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, sono stati scelti e collegati tra loro come portali ancestrali attraverso cui raccontare una storia che viene dal passato, ma che ha ancora molti misteri da comprendere. Il ricorso allo storytelling cinematografico, e al famoso film Gladiator di Ridley Scott, già dalla campagna promozionale di anteprima del trailer e sui social network ha suscitato un effetto di suspence e di grande attesa. Indice dell’articolo:
  1. Il lato umano del gladiatore guerriero: le sezioni della mostra
  2. Lo storytelling per l’anteprima della mostra
  3. L’espansione virtuale della mostra: le Proiezioni dei gladiatori a Pozzuoli
  4. Gli allestimenti nei sotterranei dell’Anfiteatro Flavio
  5. Conclusioni
 

Il lato umano del gladiatore guerriero: le sezioni della mostra

La mostra dei Gladiatori è stata strutturata in 5 sezioni di visita: le origini dei giochi gladiatori legati ai riti funebri; le armi dei gladiatori; la vita quotidiana e l’allenamento; gli anfiteatri della Campania, regione che ha avuto un ruolo cruciale nella nascita e nello sviluppo di questi spettacoli; la Gladiatorimania, una sezione pensata per un pubblico più giovane e per approfondire la popolarità dei gladiatori nella cultura di massa. Sono esposti circa 160 reperti (armi, elmi, affreschi e altri oggetti legati al mondo dei gladiatori). Per l’allestimento didattico sono stati usati modelli, pannelli grafici e totem digitali per creare un’esperienza più suggestiva, per ricreare anche la fisicità e la vitalità dei protagonisti. E il Museo ha giocato e vinto in casa, perché la Campania e le città vesuviane (come Pompei) hanno avuto un ruolo centrale nella storia dei giochi gladiatori, così come evidenziato dal ritrovamento di armi e oggetti ben conservati a seguito dell’eruzione del Vesuvio. Lo storytelling della mostra racconta la figura del gladiatore sono come quel guerriero invincibile e spietato che la finzione cinematografica ci ha trasmesso, ma si addentra nella sua dimensione più profonda: l’uomo, lo schiavo costretto a combattere, un simbolo di coraggio ma anche di tragedia personale.

Lo storytelling per l’anteprima della mostra

La comunicazione della mostra, e in particolare la promozione di anteprima, ha però preso in prestito elementi e suggestioni di quella stessa finzione cinematografica che in qualche modo tutti conosciamo. Nel video trailer, la dimensione museale quasi scompare per lasciare il posto a una storia a cui siamo invitati a partecipare, non a una mostra d’arte. Sceneggiatura, musiche, montaggio e testi ti immergono in un dramma epico, in cui anche tu sei l’eroe protagonista, anche tu sei un gladiatore, anzi:
Tutti siamo gladiatori.
come recita lo slogan della mostra. Per una mostra d’arte da atmosfere colossal è stato girato un trailer d’eccezione. Guarda il video:
Quel timbro vocale è riconoscibile anche a occhi chiusi. È il gladiatore per eccellenza: Luca Ward, doppiatore italiano dell’attore Russell Crowe. La comunicazione dei musei e dei luoghi di cultura può trarre un forte vantaggio quando si ispira a allo storytelling cinematografico, non tanto nei contenuti quanto forza narrativa. I vantaggi sono la capacità di emozionare, di incuriosire e di trattenere sino al finale. Una mostra deve costruire e raccontare miti locali, risvegliare gli archetipi interiori (il gladiatore richiama quello del guerriero, che abita in tutti noi), innescare il processo di identificazione con i personaggi del passato, attivare la connessione tra passato – appunto – e presente. La campagna di social storytelling come anteprima della mostra lanciata sui canali social del Museo Archeologico di Napoli è un esempio di comunicazione narrativa secondo la logica esperienziale neverending e phygital. Il primo contatto tra il potenziale visitatore e la mostra inizia al di fuori del museo fisico, cioè nello spazio narrativo digitale. Tra sito web e social network l’anticipo si propone un assaggio, si prefigura il racconto, si anticipano pillole informative sui protagonisti, si lancia il messaggio ispirazionale. Insomma, si seduce e si attira l’interesse del pubblico, per preparalo a quel climax che vivrà dal vivo nelle sale del percorso di visita alla mostra.

L’espansione virtuale della mostra: le Proiezioni dei gladiatori a Pozzuoli

La sua appendice Proiezioni connette, come un portale dimensionale, le sale del Museo Archeologico di Napoli con l’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, il luogo vero del racconto dei giochi e dei combattimenti dell’antica Roma. A Neapolis non si accettò mai una simile forma di intrattenimento perché la città aveva una forte tradizione greca più incline al teatro e alla musica; la brutalità e la lotta corpo a corpo, insanguinata, truce e sudata, apparteneva alla cultura romana. E Roma, nelle regioni meridionali, era Puteoli, nei Campi Flegrei, dove gli stessi cittadini contribuirono al pagamento della realizzazione di un nuovo Anfiteatro per spettacoli tra gladiatori o fiere.    

Gli allestimenti nei sotterranei dell’Anfiteatro Flavio

Stendardi pendenti dalla grata di areazione dell’arena riportano fronte/retro citazioni di storici e cronisti del periodo dell’antica Roma che raccontano i ludi gladiatorii. Sono elementi scenografici che in qualche modo attivano una prima vocalità narrativa all’anima del luogo, innescano una comunicazione “delle pietre” con i visitatori, aiutandoli a immaginare ciò che le citazioni descrivono. La parola attiva l’immagine che riempie il vuoto del locus. Si concentra però solo su questo tratto pedonale e non viene distribuito anche negli altri ambienti, si rischia così di esaurire il tempo di efficacia; inoltre la scelta di appenderli alla grata costringe a una fruizione con la testa reclinata in alto e non ad altezza degli occhi, sono troppo vicini tra loro. Se si fossero trasformati in audio da attivare con un touch su un video o un desk o tramite un’app dedicata, dislocandoli in maniera più uniforme all’interno e all’esterno dell’Anfiteatro? Nei sotterranei dell’Anfiteatro sono stati installati dei totem a grandezza quasi naturale, che proiettano video riproduzioni digitali di attori reali in costume con le diverse tipologie di gladiatore (suddivisi per nomen, armatura, tipo di combattimento e tipo di rivale a cui essere abbinato). I totem sono allestiti nei fornici, privi tuttavia di una componente audio (musica o voce narrante). Le figure degli attori-gladiatori oscillano, in silenzio, simulando la tensione dell’attesa prima di salire in arena e combattere.  

totem digitali nei fornici dell’ambulacro sotterraneo

  Nei fornici dell’ambulacro esterno, invece sono state allestite alcune sculture sopravvissute ai forni delle calcaree e ritrovate in situ, rare testimonianze del complesso apparato decorativo dell’Anfiteatro. Queste statue, che alloggiavano però sul registro superiore, erano omaggio all’imperatore, ai membri della sua famiglia, alle divinità. Anche loro, se pur mute e troppo distanti rispetto allo spazio visivo del visitatore, rappresentano il recupero di elemento visuale, che restituisce la dimensione umana a questo spazio troppo vuoto e freddo, di sole pietre e marmi.  

Conclusioni

Spero che questo allestimento resti anche al termine della mostra. È un primo tentativo di ricostruzione della memoria storica nell’anfiteatro flegreo, troppo vuoto e silenzioso da tempo. Questo monumento è un locus bisognoso di essere raccontato e vissuto con la memoria delle voci (disperse tra frammenti di marmo e fonti storiche), dei rumori (ingranaggi, passi, carrucole), delle grida (di uomini, donne, belve, scommesse, emozioni), dei gesti (duelli, giochi, armi, ferite, cadute). Suono e narrazione possono valorizzare la gloria di quel circo locale che gli antichi Puteolani costruirono con «propria pecunia».
articolo aggiornato il 22 agosto 2025