Durante i mesi di lock-down, il settore dell’arte e della cultura è stato avvolto in un silenzio innaturale, chiuso al mondo, ma desideroso di raccontare. Quel tempo sospeso ha imposto una sfida drammatica e nuova: trasformare la crisi in opportunità con un dialogo attivo, risvegliando narrazioni dormienti e costruendo ponti invisibili fra opere e persone, anche a distanza. In questo articolo esploro e rifletto su cosa avrebbero potuto fare i musei in pandemia e quali strategie avrebbero potuto adottare. Quelle lezioni sono diventate oggi davvero il motore di un futuro culturale più digitale e partecipativo?
Indice dell’articolo:
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- Musei in pandemia: quel silenzio carico di attesa
- Il potere dello storytelling culturale
- Cosa avrebbero potuto fare davvero i musei in pandemia (strategie)
- La resa dei conti con il digitale e la narrazione
- Tre casi studio di musei italiani virtuosi durante la pandemia
- Alcune riflessioni sui casi studio
- Conclusioni
Musei in pandemia: quel silenzio carico di attesa
Immagina un mondo sospeso, le porte dei musei chiuse, ma dietro a quei muri un fremito di vita invisibile. I musei in pandemia non sono stati solo contenitori immobili di oggetti, ma custodi di universi segreti, prigionieri di un tempo sospeso. Un tempo che avrebbe potuto diventare una potente culla per le storie mai raccontate, per quei dettagli nascosti che il visitatore non vede mai ma che, invitati a parlarne, avrebbero potuto aprire piccoli mondi paralleli.
Era il momento di trasformare il silenzio in un’eco viva, in un dialogo che rompesse le barriere dello spazio fisico. Eppure non tutte le istituzioni museali sono riuscite a coglierlo.
Il potere dello storytelling culturale
Cosa avrebbero potuto fare i musei in pandemia? Avrebbero potuto diventare narratori epici, non di armature o battaglie, ma di emozioni e di vite legate alle opere d’arte. Avrebbero potuto intrecciare sentieri transmediali, aprire finestre su storie intime, sconosciute persino ai più vicini.
Raccontare i musei in pandemia avrebbe voluto dire prendere per mano il pubblico e guidarlo attraverso labirinti di memoria, emozione e identità, attraverso storie che accendono il fuoco interno di chi ascolta. Il loro potere era – ed è – questo: costruire ponti invisibili di speranza, dialogo e appartenenza.
Cosa avrebbero potuto fare davvero i musei in pandemia (strategie)
- Aggiornare e ottimizzare il sito web (o nella peggiore delle ipotesi, costruirlo ex novo o rinnovare template e sezioni obsolete)
- migliorare la SEO di ogni pagina, sezione e articolo
- aprire un blog da agganciare al sito vetrina
- aprire i canali social network o riattivarli e programma un piano editoriale continuativo
- potenziare le newsletter con un tono di voce adatto alla personalità e all’obiettivo del museo, per aggiornare i visitatori sulle attività d ricerca, di studio, di restauro, di progetti futuri e altre piccole finestre di vita durante il lockdown;
- aprire rubriche tematiche e assortire i contenuti in base agli interessi dei visitatori.
- analizzare il proprio pubblico target, suddividerlo in fasce, fare report su ticketing, ingressi e mostre
- parlare con il pubblico, chiedere aiuto, consigli, sondare emozioni sulle opere d’arte e sulle storie più amate
- far emergere volti e sentimenti del personale museale, costruendo storie di umanità condivise.
Sono solo alcune indicazioni con cui poteva tracciare la vera sfida per i musei in pandemia. E per approfondire puoi leggere anche i 10 comportamenti che compie un visitatore soddisfatto in un museo.
La resa dei conti con il digitale e la narrazione
Ora che il tempo è passato, guardiamo ai risultati. Quanto di queste possibilità è stato colto, quanto è realtà e quanto resta un progetto incompiuto? Molti musei hanno investito in digitalizzazione, ma senza una trama narrativa chiara non si tratta che di una vetrina vuota.
Chi invece ha intrecciato storytelling culturale e strumenti digitali ha costruito comunità solide, capaci di dialogare e crescere. La crisi si è trasformata in opportunità per chi ha saputo vedere oltre la superficie, per chi ha fatto di un momento di chiusura l’alba di un nuovo modo di raccontare e condividere cultura.
Tre casi studio di musei italiani virtuosi durante la pandemia
I musei italiani sono stati bravi. Secondo le indagini dell‘Osservatorio Digital Innovation Beni Culturali del Politecnico di Milano, nel 2020 almeno l’80% di essi ha diffuso un contenuto on line. Il report ci parla del potenziamento delle attività digitali museale italiana:
- laboratori e attività didattiche (48%)
- tour e visite guidate (45%)
- podcast (13%)
- collezioni digitalizzate sul sito web (40% nel 2020 e 70% nel 2021)
- vendita di un singolo contenuto digitale (es. attività didattiche, tour virtuali, corsi, podcast) (13%).
Vediamo nello specifico tre casi studio di progetti virtuosi:
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Museo Egizio di Torino – Tour virtuale “Archeologia Invisibile”
Durante la pandemia, il Museo Egizio ha realizzato un tour virtuale immersivo che ha permesso al pubblico di esplorare spazi e collezioni inedite, unendo tecnologia e storytelling per far vivere il museo anche a distanza. La narrazione digitale ha offerto un’esperienza che è stata non solo informativa ma emotivamente coinvolgente, con una significativa crescita del traffico online e partecipazione del pubblico. (fonte per approfondire: Mediascapes journal 19/2022, La virtualizzazione dei Musei alla prova del Covid-19. Un caso studio, di Giulia Vilardo e Tatiana Mazali del Politecnico di Torino). -
MArTA di Taranto – Tour virtuale e storytelling digitale
Il Museo Archeologico di Taranto ha trasformato il lockdown in un’opportunità di rinnovamento digitale, creando un’esplorazione virtuale dei suoi spazi (visitabile grazie a una donazione online) e un racconto contemporaneo attorno alle sue collezioni. Queste iniziative hanno superato le barriere fisiche, creando un rapporto più intimo e continuativo con gli utenti, promuovendo un dialogo partecipativo e creativo (esplora qui il MArTa in virtuale). -
Museo Nazionale del Cinema di Torino – Storytelling su TikTok
Innovando la comunicazione museale, il Museo del Cinema torinese ha utilizzato brevi video narrativi su TikTok per raccontare la storia del cinema in modo attrattivo e accessibile anche a un pubblico più giovane. Con un linguaggio pop, ironico e creativo, ha trasformato la tradizione in un’esperienza digitale fresca e coinvolgente, aumentando significativamente l’interesse e il dialogo sociale intorno alle proprie collezioni.
Alcune riflessioni sui casi studio
Se rifletto sui tre casi studio italiani citati, vedo degli esempi preziosi di come i musei abbiano saputo rispondere alla sfida della pandemia, ciascuno con approcci originali e significativi. È utile, come in ogni progetto di comunicazione e storytelling digitale, trarre delle riflessioni.
Il Museo Egizio con il suo tour virtuale “Archeologia Invisibile” ha realizzato l’obiettivo di portare il pubblico all’interno di spazi usando la tecnologia. È un perfetto esempio di come digitalizzazione e storytelling possano fondersi in un racconto immersivo.
Bisogna domandarsi, se esperienze come queste poi vengano trasformate in un dialogo vivo e non solo in una vetrina digitale, eccetto il caso di una mostra volutamente solo virtuale. L’arte del racconto non si misura solo in immagini ben fatte, ma nella capacità di coinvolgere emotivamente e fare partecipare attivamente il visitatore.
Al MArTA di Taranto dobbiamo riconoscere il coraggio di trasformare la crisi in un’occasione per costruire ponti digitali nuovi con il pubblico. La loro narrazione contemporanea e i tour virtuali sono strumenti potenti. Domandiamoci se queste sperimentazioni riescono a generare quella “intimità narrativa” che rende ogni visita un’esperienza personale.
La sfida ancora adesso post pandemia è continuare a sviluppare contenuti che non solo mostrino, ma facciano sentire il visitatore parte della storia, protagonista di un racconto che si costruisce insieme.
Il Museo Nazionale del Cinema di Torino si distingue per l’audacia comunicativa su TikTok, capace di parlare linguaggi nuovi, freschi, e di intercettare un pubblico giovane spesso distante dalla cultura tradizionale. È un brillante esempio di come lo storytelling possa essere modulato per diverse piattaforme, mantenendo creatività e leggerezza.
Il rischio, però, è che l’ironia e il tono pop possano, se non calibrati, ridurre la profondità delle storie, trasformando la ricchezza culturale in uno spettacolo superficiale. La sfida qui è mantenere equilibrato il dialogo tra intrattenimento e valore culturale.
Sono solo riflessioni utili per musei che si cimentano adesso, se pur in ritardo, su queste nuove strade di narrazione digitale. I casi studio che ho scelto sono testimonianze vive di un panorama museale italiano che sta lentamente muovendo i primi passi verso un futuro digitale e narrativo più ricco.
La sfida tecnica e narrativa resta quella di non limitarsi alla presenza digitale fine a se stessa, ma di costruire racconti autentici e partecipativi, che sappiano unire emozione, conoscenza e interazione. Solo così la promessa di quei musei in pandemia, custodi di mondi sospesi, potrà diventare una potente realtà per il futuro della cultura digitale e immersiva.
Conclusioni
È cambiata l’esperienza con la cultura, questo è sicuro. Così come si è trasformato il concetto di dove, come e quando vivere l’esperienza con cultura. È cambiato il rapporto e l’abitudine di consumo.
Il digitale e il reale sono due risvolti di un’unica vita. Inutile schierarsi da una parte o dall’altra, non è una rivalità a chi sia meglio. La loro è una connessione e un nutrimento reciproci.
Non basta conservare le opere, serve fare di quelle storie archetipi vibranti e vivi, capaci di parlare alle emozioni più profonde. così come l’aver trasferito opere d’arte in digitale non vuol dire digital transformation. Il traguardo lo vincerà chi saprà ragionare consapevolmente sul medio-lungo periodo e adottare una strategia.
Il futuro è un palcoscenico aperto dove tecnologia, performance e narrazione si fondono per creare esperienze indimenticabili. I musei in pandemia ci insegnano che ogni opera è un universo interiore da custodire e far risplendere, un ponte tra il passato e il presente, tra l’oggetto e la vita che lo sceglie. È così che la cultura deve respirare e rinnovarsi.
Alcune immagini presenti a corredo dell’articolo sono state realizzate con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa con mio prompt dettagliato. Sono originali, generate su misura per accompagnare il testo informativo. Non riproducono opere coperte da copyright, marchi registrati o persone identificabili, nel rispetto delle normative vigenti.