Chi ha paura dell’assenza di un’opera d’arte in prestito? Il tema dei musei (nazionali e internazionali) che cedono i loro capolavori per mostre temporanee in altre istituzioni culturali è un argomento dibattuto che genera fazioni e molto rumor. Ne ho discusso con un paio di colleghi nelle scorse settimane: io sono favorevole al prestito delle opere d’arte, al libero scambio e alla circolazione della cultura (purché tutto avvenga con logica, sicurezza e ottima comunicazione).
Indice dell’articolo:
- Veermer, il prestito dell’opera d’arte
- I dettagli del contest My Girl with a Pearl
- Conclusioni; un’opera in prestito stimola la creatività
Veermer, il prestito dell’opera d’arte
Il Museo Mauritshuis è molto geloso, a ragion dovuta, del suo ritratto La ragazza con l’orecchino di perla dipinto da Vermeer. Tuttavia, è accaduto un evento eccezionale: ne ha concesso occasionalmente il prestito al Rijksmuseum di Amsterdam per la più grande mostra mai dedicata a Vermeer (10 febbraio-4 giugno 2023).
Poiché il suo capolavoro sarebbe stato assente per circa otto settimane, il Mauritshuis ha voluto riempire il “vuoto” nella sala in modo creativo e coinvolgente, invitando il pubblico da casa di tutto il mondo a reinterpretare l’opera.
Ed è stato boom di successo in termini di engagement, contenuti e visibilità.
La notizia pubblicata nella sezione Press on line sul sito web del museo ha documentato perfino un’evoluzione dell’iniziativa ben oltre i termini di rientro dell’opera (in grassetto ho evidenziato le parti a mio avviso più interessanti):
New call: make your own Girl
«In 2023, our icon Girl with a Pearl Earring spent six weeks in the Rijksmuseum for the great Vermeer exhibition. Making a virtue of necessity, we called on people to submit their own interpretation of this famous painting. This resulted in a huge explosion of creativity from all over the world. Out of all the entries on #mygirlwithapearl, we selected 170 very different works and showed these digitally in the spot that is home to the real Girl. This was a special tribute to our most popular masterpiece”, says Martine Gosselink, the director of the Mauritshuis. “And it’s really special that creative interpretations are still coming in. Paintings, drawings, works made from wool, clay, wood, fabric, buttons, ceramics, Lego or other materials. This is why we decided to give the project a fresh impetus in this special way. A new element is that video creations can also be submitted now.»
(fonte: Press Release sito web Museo Mauritshuis)
I dettagli del contest My Girl with a Pearl
Mentre la mostra Vermeer si preparava a registrare un successo di quasi 650.000 visitatori, il Museo Mauritshuis ha iniziato la “open call” verso la fine del 2022.
L’esposizione digitale delle opere selezionate tra tutte quelle inviate dal pubblico è iniziata a febbraio 2023 e si è conclusa il 4 giugno dello stesso anno, in linea con la chiusura della mostra del Rijksmuseum e con l’atteso ritorno per La ragazza con l’orecchino di perla a L’Aia.
Dettagli chiave del contest:
- l’iniziativa: un hashtag personalizzato #mygirlwithapearl come simbolo non di una competizione con premi in denaro, bensì solo di una “open call” internazionale per stimolare la creatività delle persone;
- lo scopo: onorare e celebrare l’influenza del dipinto olandese in attesa del suo ritorno, facendo in modo che non se ne sentisse la mancanza e si riempisse il vuoto fisico nella sala con creazioni realizzate dal pubblico;
- libertà artistica: il concorso è stato aperto a chiunque, senza limiti di età (i dati parlano di una fascia di partecipazione 3-94 anni) o di tecnica. Le interpretazioni artistiche inviate sono state realizzate con i materiali più diversi; pittura e disegno, oggetti e materiali insoliti (lana, argilla, tessuti, petali, bottoni, verdure o frutta, palloncini e persino mattoncini LEGO); alcune interpretazioni sono state realizzate con tecniche digitali (fotografie, illustrazioni e sono arrivate anche le prime immagini create con intelligenza artificiale, suscitando polemica).
Il Museo Mauritshuis è stato sommerso, in modo inaspettato, da quasi 3.500 opere provenienti da 69 paesi diversi. Solo 170 di queste opere sono state selezionate ed esposte a rotazione su uno schermo digitale all’interno della sala del quadro originale.
Solo 5 creazioni, particolarmente interessanti, hanno avuto l’onore di essere stampate e appese alle pareti. Immaginate la gioia e l’emozione dei loro autori!
Il progetto immersivo e la nuova call
Non è finita qui. Dopo l’esposizione digitale del 2023 delle 70 opere selezionate per la prima open call #mygirlwithapearl, il Mauritshuis, in collaborazione con la Fabrique des Lumières di Amsterdam, ha lanciato un nuovo progetto immersivo intitolato #mygirlwithapearl – The Immersive Edition.
Questo sequel è iniziato il 4 settembre 2024 e si è protratto fino alla fine del 2024. Per l’occasione è stata lanciata una nuova call per invitare di nuovo i partecipanti a presentare, questa volta, anche creazioni video, animazioni e opere multimediali.
Conclusioni: un’opera in prestito stimola la creatività
Se un capolavoro artistico è via dal proprio museo di appartenenza per un po’ di tempo non bisogna scandalizzarsi o temere che il museo stesso perda prestigio. L’arte è di tutti. Bisogna saper affrontare e gestire il vuoto temporaneo con strategia creativa.
Il contest #mygirlwithapearl è stato, secondo me, un modo ingegnoso da parte del Museo Mauritshuis di mantenere viva l’attenzione sul capolavoro più famoso delle proprie collezioni, anche durante la sua assenza. E ha dimostrato di non aver paura di concedere la propria opera in prestito.
L’evoluzione del progetto in esperienza immersiva ha confermato anche che il Museo ha imparato bene la lezione in pandemia, continuando a investire nella digitalizzazione e nei nuovi media, non come moda, ma come forme di esperienza e coinvolgimento culturale.
Questa strategia è riuscita a:
- conquistare l’interesse delle persone perché ha offerto l’occasione di renderle attive e di fare qualcosa di concreto per un museo, quando in genere la fruizione è quasi sempre passiva;
- abbattere le distanze e la logica di un rapporto bottom-up tra istituzioni culturali e pubblico, dimostrando che ci può essere un dialogo vero e vivo;
- rafforzare il legame con un’opera d’arte, realizzando con le proprie mani un’interpretazione personale di qualcosa che non si può toccare con le mani; l’esperienza di ricreare un’opera d’arte è un po’ come esserne co-autori;
- ampliare l’universo narrativo della ragazza con l’orecchino più famosa della storia dell’arte barocca, secondo una logica di content storytelling transmediale.
E quando una storia (d’amore) è forte, e dura nel tempo, sopravvive anche a distanza, in attesa di ricongiungersi.
articolo aggiornato il 5 settembre 2025
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