Lo storytelling museale potenziato dal digitale rappresenta un elemento chiave per trasformare la visita in un’esperienza immersiva e memorabile. Utilizzare tecnologie museali narrative consente ai luoghi di cultura di andare oltre la semplice esposizione, coinvolgendo emotivamente i visitatori e facendo loro «perdere la testa» come auspicava l’archistar Renzo Piano.
Indice dell’articolo:
- Un nuovo concetto di museo: le parole di Renzo Piano
- Lo storytelling e tecnologie museali narrative: la scintilla emotiva
- Il caso studio The Met 360 Project
- Conclusioni
Un nuovo concetto di museo: le parole di Renzo Piano
Entrare in museo deve essere come varcare una soglia in una dimensione in cui si rompono le regole della classica esperienza di fruizione culturale. Basta visite veloci, eccitazione da scatti fotografici, guardare forme e colori ed uscire con l’emicrania o la sindrome di Stendhal.
Il museo dovrebbe avere la capacità di sorprenderci e metterci in una condizione sensoriale totalmente nuova: abbandonare la razionalità, entrare in contatto con sé stessi, aprirsi allo spaesamento e alla meraviglia, liberarsi da una fruizione passiva meramente razionale.
Immagina di avere gli stimoli necessari per lasciarti veramente trasportare dall’arte, in modo emotivo, sensoriale e non solo intellettuale. Sto parlando di un coinvolgimento totale, che va al di là della semplice osservazione di un’opera.
Per offrire questa esperienza bisogna innanzitutto rivoluzionare gli spazi, con architetture, luci e percorsi che risaltino le opere dell’arte e creino le condizioni di viaggio-scoperta per il visitatore. Credo volesse intendere questo l’architetto Renzo Piano nelle sue parole:
Un museo è un luogo dove si dovrebbe perdere la testa.
Lui spingeva molto sulla contemplazione e sul silenzio nei musei, tra i tanti aspetti capaci di far “perdere la testa”. Uno dei modi è offrire un ambiente favorevole alla concentrazione e all’astrazione. A volte il visitatore entra in un museo per rifugiarsi e isolarsi dal mondo esterno, e vuole solo connettersi intimamente con l’opera d’arte.
Anche io spesso lo faccio, magari cerco risposte a quesiti interiori, ispirazioni per il mio lavoro, o a volte non cerco nulla e lascio che l’esperienza in sé mi arricchisca dentro: gli effetti li vedrò poi nei giorni successivi.
Il museo non sarebbe più un semplice spazio burocratico, spaventoso e autorevole, un deposito di oggetti, ma un luogo capace di favorire un diverso atteggiamento dei sensi. Il museo deve trasformarti in qualche modo, devi uscire con uno stato d’animo diverso da quello con cui sei entrato.
Lo storytelling le tecnologie museali narrative: la scintilla emotiva
Questa rivoluzione esperienziale che stimola tutti i sensi e i bisogni in modo più profondo può essere favorita da una moltitudine di narrazioni: spaziali, illuminotecniche, comunicative, cromatiche, contenutistiche, concettuali, tecnologiche.
Tra queste, in particolare, lo storytelling museale digitale è una la strategia più potente per trasformare la visita in un’esperienza immersiva sia da un punto di vista cognitivo (conoscere e imparare) sia da un punto di vista emotivo e sensoriale.
Ogni opera può essere tramutata in un incontro con un personaggio, con un valore o un ideale, con un messaggio di sottotesto, con una storia da portare a casa, dentro di sé. Ogni sala può diventare una scenografia dove il visitatore può e deve sentirsi protagonista e testimone della storia che gli viene raccontata.
Questo coinvolgimento, lo ribadisco, deve avvenire non solo sul piano intellettuale (grazie a una scelta efficace di linguaggio e di comunicazione), ma soprattutto deve muovere profondamente le corde emotive e sensoriali. Perché l’essere umano è sia mente che cuore che psiche.
Le nuove tecnologie utilizzate a scopo narrativo amplificano questo potere dello storytelling museale. Realtà virtuale, video a 360°, storytelling interattivo, proiezioni digitali e podcast site-specific hanno flussi creativi molti intensi che accompagnano il visitatore tra le opere con effetti, parole, suoni, musiche e forme capaci di fargli scoprire prospettive inedite sull’oggetto culturale.
Il percorso non si limita più alla semplice contemplazione visiva, ma coinvolge il visitatore in un viaggio multisensoriale più completo, più profondo, più stimolante a livello fisico e cerebrale.
Il caso studio The Met 360 Project
Un esempio concreto di storytelling museale immersivo capace di “far perdere la testa ai visitatori” è Met 360 Project.
È un’iniziativa di grande successo che sfrutta la tecnologia dei video immersivi a 360° per ampliare la missione del Metropolitan Museum of Art di New York: milioni di visitatori hanno potuto esplorare virtualmente spazi normalmente inaccessibili o di vivere le collezioni da punti di vista nuovi.
Guarda il video “The Met 360° Project: Great Hall”, con l’esperienza immersiva a 360° all’interno della Grande Sala del Metropolitan Museum of Art (durata 2:09 minuti):
Naviga in modo interattivo la Great Hall del The Met 360° (durata 2 minuti)
In questo video il time-lapse dell’imponente architettura della sala, con i suoi soffitti e colonne; le riprese dello staff del museo che prepara le iconiche composizioni floreali; la sala che si riempie gradualmente di visitatori e l’inquadratura sul progetto dell’architetto Richard Morris Hunt (autore del disegno di questo spazio nel 1902) ti danno un esempio della capacità di coinvolgimento della tecnologia video immersiva.
Questo progetto ha contribuito a rivoluzionare la fruizione museale, coinvolgendo il pubblico a livello globale e generando quello “smarrimento creativo” che Renzo Piano auspica, e di cui i musei e i luoghi di cultura hanno bisogno rispetto alla tradizione a cui ci hanno finora abituati.
Conclusioni
Perdere la testa in museo oggi è possibile: è un lavoro simultaneo di spazi, di architetture, di fruizione, di luce e di suoni, di narrazione e di tecnologia.
Il visitatore deve entrare in un museo non solo per leggere e osservare ma per diventare davvero parte di una esperienza completa, indimenticabile, capace di stimolare sensi e sensazioni, emozioni, percezioni, in base ai propri bisogni e desideri.
Alcune immagini presenti a corredo dell’articolo sono state realizzate con il contributo dell’intelligenza artificiale generativa con mio prompt dettagliato. Sono originali, generate su misura per accompagnare il testo informativo. Non riproducono opere coperte da copyright, marchi registrati o persone identificabili, nel rispetto delle normative vigenti.