Entra nel mio cervello!

Cosa fa un umanista?

esplora i 5 talenti del cervello di un umanista

1. Elabora idee

Molte persone ritengono che nuove idee significhino nuove invenzioni sotto forma di meccanica capacità creativa. Questa è forse la forma più naturale che una nuova idea possa assumere, ma nel novero delle nuove idee ci sono pure nuovi modi di fare le cose, di guardare gli elementi, di organizzare le cose e di presentarle, nuove idee e proposito delle nuove idee. (Edward de Bono, in Creatività e pensiero laterale)

Un umanista, prima di ogni cosa, produce «pensiero come prodotto utile», cioè nuove idee. La creatività e la multidisciplinarietà stimolano questa attitudine.

2. Risolve problemi

Un umanista non ha il cilindro magico o il dono dell’onniscienza, ma grazie alla sua formazione di studio e all’elasticità mentale, ha una spiccata capacità di superare schemi e strutture unilaterali. Questo gli consente di arrivare in modo alternativo alla migliore soluzione, in quel momento, per una determinata esigenza. La mente di un umanista ribalta le prospettive classiche, va oltre il ragionamento orizzontale e logico. Quando si ha una mente libera, la risposta si manifesta da sé.

3. Coordina

Un umanista riesce a coordinare e raccordare le diverse tematiche di un progetto, a gestire e coordinare gli altri professionisti coinvolti nel processo per raggiungere, insieme, l’obiettivo finale.

È abituato a lavorare in progetti complessi. Le discipline umanistiche come la Storia, l’Arte, la Filosofia, le Lettere sono per loro natura universi complessi in cui si concentrano altre sottodiscipline. Tante informazioni, tanti tanti strumenti, tanti ragionamenti, tante fonti richiedono la capacità di saper gestire più “connessioni” tematiche.

4. Costruisce relazioni

Un umanista investe nelle relazioni umane di valore, e cerca opportunità per far emergere il potenziale dei propri colleghi o collaboratori. Questo impulso è un’eredità propria dell’umanesimo che mette al centro la persona. Considera le persone come il valore più importante in un progetto. di una strategia. Un umanista culturale e digitale ha sempre una visione human-centred.

5. Connette

L’umanista digitale è l’anello di congiunzione tra cultura e tecnologia. Si pone come risorsa esperta che raccorda il contenuto e il contenitore tecnologico. La sua formazione nelle digital humanities gli permette di dialogare più facilmente e di connettere i due settori, comprendere e parlare i loro linguaggi.

Affina e aumenta la sua competenza, si informa sui trend di mercato, su casi di studio, sulle piattaforme e sulle tecnologie, sui comportamenti pubblico; dialoga con gli informatici perché conosce le potenzialità delle tecnologie, aiuta l’azienda a scegliere la migliore esperienza per promuovere e valorizzare il contenuto.

L’umanista è capace di ibridarsi

È la scelta che ho fatto in quanto umanista ibridato con le nuove tecnologie, con lo storytelling e con altri strumenti, metodologie e visioni sempre diverse e nuove ogni anno. È il mio obiettivo che lo ha richiesto: valorizzare e raccontare un Patrimonio culturale e territoriale ampio e diversificato, soddisfare un pubblico alla continua ricerca di esperienze e stimoli nuovi.

Ibridare non è caos né perdita di sé.
Se le abitudini di vita e di esperienza si trasformano o si evolvono è necessario che un professionista della comunicazione saper riscrivere il proprio frame, anche quello interiore, e ampliare le proprie competenze.