Ci vuole o non ci vuole l’apice quando si scrivono i numeri ordinali? Quali sono i numeri ordinali? In questo articolo ti spiego la differenza tra cardinali e numerali, che cos’è l’apice e quando si usa, e quali sono le regole della grammatica italiana che ci insegnano la forma corretta per una buona scrittura senza errori.
Indice dell’articolo:
- L’apice nei numeri ordinali: quando si usa
- La forma corretta e gli errori
- Numeri cardinali e numeri ordinali a Capodanno
L’apice nei numeri ordinali: quando si usa
I numeri ordinali sono i numeri legati tra loro da una gerarchia, cioè (come dice l’aggettivo) da un ordine di sequenza: chi viene prima e chi segue dopo. Questa numerazione va “in ordine” e tra loro non si possono scavalcare: primo, secondo, terzo, quarto… fino all’infinito.
Questi numeri sono scritti con la nomenclatura usata degli antichi Romani (I, II, V, XXV…) e non devono essere scritti mai con l’apice ° (il pallino in alto a destra che esprime la vocale finale di pronuncia /o/).
Quando e dove si usano i numeri ordinali?
Vengono utilizzati per distinguere dinastie e successioni (papi, cardinali, re, imperatori, principi, santi), nella toponomastica stradale (es. vico I), nei regolamenti, nelle conferenze, nelle ricorrenze celebrative o memoriali (anniversari). Ricordi? Anche i famosi Dieci Comandamenti della Sacra Bibbia, secondo la tradizione cristiana, furono incisi con numeri ordinali.
La forma corretta e gli errori
La forma corretta di scrivere i numeri ordinali romani è questa:
✅ I, II, III, IV, X, XX, XXVI ecc. (senza il pallino dell’apice °). Questa è la regola esatta per sapere come si scrive “primo” a numero (o “prima”, il genere non fa differenza), “secondo”, “terzo” ecc.
Invece, la forma sbagliata è questa:
❌ I°, II°, III°, IV°, X°, XX°, XXVI° ecc. (inserendo il pallino dell’apice °).
Perché è un errore da matita rossa scrivere i numeri ordinali con l’apice?
Perché già pronunciandoli esprimono il loro ordine di successione (quando diciamo “primo”, anche se non sapessimo a cosa si riferisce, esprimiamo che quella cosa o quella persona è l’inizio di qualcosa e non ha antecedenti).
Con i numeri cardinali è diverso: quando diciamo “uno”, non esprimiamo l’ordine di sequenza, ma la quantità.
Se invece vuoi utilizzare la numerazione araba (cioè i numeri che usiamo nella matematica, per intenderci) soprattutto per esprimere l’ordine all’interno di classifiche, graduatorie, elenchi ecc. puoi aggiungere il pallino dell’apice (che verrà pronunciato al maschile o al femminile in base al genere del nome a cui si accompagna).
La forma corretta per scrivere i numeri arabi ordinali è:
✅ 1°, 4°, 78°, 567° ecc. (1 con il pallino, per intenderci, e così via).
Per altri usi più generici, i linguisti consigliano di ricorrere alla forma verbale cosiddetta sciolta, cioè trascrivi il numero ordinale latino in lettere: I diventa “primo”, X diventa “decimo”, XXX diventa trentesimo e così via (es. si usa nei menu per l’ordine delle portate da mangiare).
Si usa la numerazione ordinale romana quando i numeri sono piccoli; a mano a mano che crescono la loro versione a lettere diventa lunga da scrivere ed è meglio evitare, per non rischiare di commettere errori nella trascrizione (es. CXXIV è più pratico di scrivere centoventiquattresimo).
Numeri cardinali e numeri ordinali a Capodanno
Come si scrive in modo corretto il primo giorno dell’anno?
FORMULE CORRETTE:
✅ il primo gennaio
✅ 1° gennaio
FORMULE ERRATE:
❌ l’1 gennaio
❌ l’uno gennaio.
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