Il dio-sole, Maradona

In principio c’era solo lui, il murale dedicato al Pibe de Oro, Diego Armando Maradona. Lo recitano anche le bandiere che sventolano sul vicolo-via Emanuele de Deo, nei Quartieri Spagnoli. L’opera è nata in due notte e in tre giorni nel 1990 dall’intenzione di Mario Filardi, giovane artista ventenne nativo dei quartieri.

Anche i sei piani di questo palazzo al civico 60 sono troppo alti per i 165 centimentri dell’attaccante. La sua “grandezza” è un’altra: il 1990 è stato l’anno sacro nella storia della Società Calcio Napoli per la conquista del secondo scudetto di campionato. Grazie a Diego. L’evento si è impresso nella memoria emotiva della comunità tifosa e sull’intonaco sgarrupato del cemento.

Diego è a colori, bianco e azzurro, il binomio identificativo del Napoli e di Napoli. Appare come uno scugnizzo palestrato, con i capelli al vento, che corre a segnare un ennesimo goal.

La dea-pudica, Iside velata

Nel 2017 arriva lei, Iside Velata, che ha il nome di una dea e l’immagine della Pudicizia scolpita nel 1752 da Antonio Corradin per la Cappella della famiglia Sansevero nel centro antico della città. La realizza Francisco Bosoletti, sul palazzo gemello che cinge il largo. È raffigurata solo per tre quarti di busto, ma questo le basta per giganteggiare come una divinità.

Ha un corpo seducente, femmina pura, intrigante “vedo, non vedo”. L’omaggio dell’artista e alla dea Iside potenza della creazione, Natura, madonna pagana che venne prima di tutte le madonne delle chiese barocche e degli altarini votivi della città di Napoli. Lei è la Grande Madre, donna del mistero che appartiene alla notte e alla notte dei tempi.

Non ha colori, è in bianco e nero, al “negativo”. Bisogna usare un filtro speciale dello smartphone per “rimetterla in positivo”. Metaforicamente, serve uno “potente strumento di interpretazione” per comprendere l’essenza della Natura.

Tanti per Lui, pochi per Lei

Tuttavia, molti salgono fino a qui soprattutto per lui, per il dio-sole.
Pochi guardano lei. Ci ho fatto caso durante le giornate affollate.
Quanti cercano lui? E quanti cercano lei? Chi è più famoso? Ho analizzato la loro popolarità su Google e su Instagram (dati aggiornati al 19 aprile 2022):


Perché questo divario? Forse non capiscono cosa rappresenti e perché si trovi lì, nei filari dei quartieri più napoletani di Napoli. Residenti, cittadini, tursiti… chi di loro conosce il mito di Iside? Niente a che vedere con l’altra Donna di Napoli, la sirena Partenope, che pure ha il suo murale, sempre di Francisco Bosoletti ma sta nel quartiere Materdei (che è meno visitato dei Quarti Spagnoli e fuori dai circuiti e dai tour turistico-culturali).

Iside Velata resta un mistero indecifrabile, volutamente criptico, incomprensibile, come il muoversi della creazione, come gli eventi della vita, di cui non riusciamo subito a comprendere. Forse è questa una possibile spiegazione. Questo murale piombato dal cielo in mezzo alla vita caotica dei vicoli spagnoleschi è velato e resta velato.

Forse “la gente” non conosce neanche la scultura della Pudicizia. È colpa del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, credo, cioè non sua direttamente, ma della pubblicità che ne è stata fatta in qualità di “opera feticcio”, simbolo e unicum del Museo-Cappella Sansevero. Il mondo conosce solo lui, e non sa che in quel museo ci sono altre 10 Virtù altrettanto straordinarie, opere del Settecento napoletano artigianale capace di traforare il marmo e di alleggerirlo fino a renderlo simile a un velo. Se fosse stato rappresentato il Cristo Velato su quella facciata, i dati delle ricerche sarebbero quadruplicati.

Diego e Iside sono stati inaugurati con una festa. Diego ha avuto persino i fuochi di artificio e il contributo economico dei tifosi del quartiere con una colletta. Mi ha ricordato quel popolino antico che tante volte aiutava i nobili o i religiosi a fondare chiese, conventi e basiliche per onorare santi e sante. Per Iside si è festeggiato il 6 ottobre 2017, il giorno di santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, che ha il suo sacro tempietto in un altro filare dei Quartieri Spagnoli.

Fuori dagli schemi, insieme nei luoghi

Maradona non era rinchiuso in un museo: era famoso e visto sui campi di calcio, in televisione, tra la gente e nella città, nei cuori. Ha regalato gioia e spensieratezza, e primi posti in classifica. È stato un dio in terra, diventato parte delle quotidianità. Il suo murale ha trasformato lo slargo in Casa Maradona.

Iside abita nelle pieghe di un tempo antico forse troppo lontano, è mitologia. Ne sa solo chi studia storia e arte. Dobbiamo tutto a lei, ma non lo sappiamo. La dimora della scultura Pudicizia è sempre rinchiusa nel museo-cappella, è roba privata, dei discendenti del principe Raimondo. Non puoi neanche fotografarla, di conseguenza social network e web non hanno potuto renderla famosa. La comunicazione mediatica è spietata, non aspetta nessuno.

Sono entrambi divinità, ma la notorietà di Diego rispetto a quella di Iside-Pudicizia è impari, il confronto non regge. Forse non deve neanche esistere un confronto o una concorrenza, Credo che Bosoletti lo sapesse. I Quartieri Spagnoli sono un luogo super partenopeo e Iside-Pudicizia è troppo complessa e troppo lontana dai decumani della sua cappellaper essere riconosciuta, disallineata rispetto agli immaginari figurativi di queste generazioni. Mio nipote mi ha chiesto: “Zio, che vuol dire pudicizia?”.

Bosoletti però intanto l’ha liberata e Diego l’ha ospitata. Lei si sta contagiando, lentamente, con la napoletanità circostante, tra le icone di san Pio, san Gennaro, Pino Daniele e Massimo Troisi. Diamole tempo. Forse di notte lei e Diego si parlano, forse lui la corteggia. In un vicolo cementificato dei Quartieri Spagnoli di Napoli, Iside-luna vive di notte al riflesso di Diego-sole di giorno.

Il solo fatto che le loro gigantrografie non riescono a riempiere tutta l’altezza dei palazzi, mi fa pensare che la Città è più grande addirittura anche di loro, che è capace di contenere tutti i miti e tutte le culture, di essere inclusiva e di allineare anche le disparità, di essere al di sopra del divino. Diego e Iside hanno solo bisogno che qualcuno li connetta con una narrazione. La gente “non è nata imparata”, però è curiosa, assorbe, riflette e poi ritorna, se tu la emozioni con una storia che offre un senso di comunità e uno scatto di orgoglio. 

L’importante è iniziare a rompere gli schemi e le bacheche. Bisogna connettere i musei e ai luoghi della città, liberare i simboli.

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