Le Sibille “sono” sempre state e saranno.
Sono voci a servizio dell’antico e del nuovo umanesimo.
Kentridge le presenta con la forma di un libro, quel libro iconico che le rappresenta, con le pagine di foglie di quercia e vocaboli da interpretare. Nella mitologia delle sibille è il vento che decide l’ordine lessicale delle frasi; per uno o cento significanti, un uomo può diventare eroe e un altro può sprofondare nella cenere. 

La Sybil di Kentridge è una silhouette animata, libera, che danza e canta, sa di Africa.
Il racconto del flipbook digitale, sfogliato dal vento che ne decide la numerazione, è cinico, diretto, spietato, è verità.

Nulla è a caso. Forse. Questa video-installazione è ospitata nell’ambiente dell’ex Speziera dei Certosini. Di fronte, c’è la nuova Sala della Cona dei Lani. La Sybil di Kentridge si ritrova così a dialogare con la Delfica, con la Cumana e con le altre sorelle in terracotta, mute e frammentate. Nella sezione presepiale, altre sibille a figura intera, dorate e intagliate nel legno, srotolano il papiro del destino.

Qual è la nostra Sibilla? Io credo che ora sia il tempo di lasciarle andare, di farle ballare e cantare libere dalle catene della servitù umana. È tempo per l’uomo di cercare altri dèi, o forse di iniziare a scrivere da solo il proprio destino.


Waiting for the Sybil di William Kentridge,
in mostra nella Spezieria della Certosa e Museo Nazionale di San Martino, dal 14 novembre 2021 al 13 febbraio 2022.

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