Indice degli argomenti:
Introduzione
Un po’ di pacienza, stiamo imparando
I gusti so’ gusti: neomelodie e new Neapolitan pop 
Videoclip nei musei
La sceneggiatura del video: doh!
Capodimonte spacca!
Le voglie nel museo
‘Ste benedette competenze
Il menestrello della pandemia 2020
Considerazioni finali

Introduzione

In questa storia non c’è vincitore. L’opportunità è aggiustare il tiro e fare meglio la prossima volta.
Ho sviscerato la mia analisi da consulente di storytelling per i luoghi di cultura sull’evento che vede Napoli e l’Italia divisa tra gli accademici (che vomitano e invocano la Procura) e gli innovatori culturali (che applaudono e definiscono “geniale”).
Io preferisco restare nel mezzo. Sono partenopeo di nascita e di residenza. Rifletto con una visione distaccata su cosa sia andato un “tantino” storto (sia per Sannino sia per il Museo di Capodimonte), e ti spiego cosa, secondo me, si poteva migliorare nella strategia di promozione e nel contenuto.

Un po’ di pacienza, stiamo imparando

Bisogna avere pazienza. Io per primo non ho voluto reagire di pancia e in modo impulsivo quando ho visto/sentito il nuovo clip musicale dell’artista Andrea Sannino, intitolato Voglia. A Napoli si sta imparando a comunicare il patrimonio culturale con le nuove forme di comunicazione (anche digitali) e di marketing culturale, non c’è un’esperienza consolidata, e non vengono coinvolte figure professionali competenti e aggiornate che sappiano guidare a una corretta strategia integrata, non si ragiona ancora in termini di consapevole storytelling. I nostri musei ce la stanno mettendo tutta per aprirsi alla trasformazione democratica dell’arte per coinvolgere altri target del pubblico, i più lontani come si dice.
Dunque, sono sincero, questa iniziativa in sé, come idea, non mi scandalizza. Sorrido, un po’ deluso dal bigottismo della classe culturale e un po’ compassionevole per il tentativo di un grande Museo nel voler apparire aperto e moderno. Dunque lancio una simbolica pacca sulla spalla di incoraggiamento alla dirigenza di Capodimonte: “Per ora rimandati a settembre, ma non bocciati. Ci riproviamo insieme, che ne dite?”.

I gusti so’ gusti: neomelodie e new Neapolitan pop

Sui gusti non si discute. Cosa posso dirti? Che io non preferisco questo genere di musica, che non mi identifica? Posso dirti che riconosco il valore artistico e musicale di Sannino e che non mi dispiace il suo timbro vocale? Ma i miei pareri e gusti musicale non contano in questo momento e credo non ti interessino.

Però è giusto a dire le cose come stanno. Esperti di musica sottolineano che il genere musicale di Sanino non è neomelodico, ma meglio definibile come new pop napoletano. Se il problema (e lo scandalo) è l’aver permesso di cantare una canzone in lingua napoletana in un museo della portata di Capodimonte, allora il discorso rischia di slittare sul razzismo, sullo snobbismo e sui cliché che l’arte vuole solo musica intellettuale o autori della tradizione napoletana (a cui peraltro Sannino si ispira). Del resto il revival della lingua napoletana nel branding, nella comunicazione, nel marketing è un fenomeno ormai diffuso, figlio di un ritrovato orgoglio locale che ci fa sentire uniti, e che parla diretto al target locale. Potrebbe riuscirci anche questo spot, in qualche modo, no? Le cifre degli eventuali ingressi demografici di una certa fascia di popolazione napoletana dovrebbero dircelo, ma chi lo sa se hanno misurato il ritorno, e se lo sanno fare.

Anche i neomelodici hanno il diritto di cantare in un museo. Perché non dovrebbero? Dove sta scritto? Se il Museo di Capodimonte lo ha ritenuto valido, avrà avuto i suoi motivi. I cantanti di questo genere musicale sono un po’ come degli influencer per un pubblico che forse al Museo di Capodimonte non ci va così spesso, forse non ci è mai entrato, ma ci abita intorno, un quartiere difficile, popolare, particolare. Mi vien da chiedere: cosa ha mai fatto il Museo per “parlare e coinvolgere” anche quella fascia di follower? Dai, non voglio fare polemica, è una riflessione da consulente.

 

Videoclip nei musei

Millemila volte sì. Esistono decine di case-study di livello internazionali che mostrano cantanti duettare, rappare e darci di acuti nei musei o nei luoghi della cultura. Sdoganiamo dunque un’altra mentalità bizzoca: il Museo non è un luogo sacro intoccabile, non è un tempio in cui bisogna fare ricerca, esposizione e conservazione. No, il museo deve essere interdisciplinare, deve raccontare il valore di ciò che custodisce in diverse e nuove forme di racconto, deve essere spazio sociale, interattivo, sperimentale, relazionale, devono accadere cose. Deve essere aperto all’incontro tra le diverse Muse dell’arte.
Certo, quando si accetta la richiesta di girare un videoclip in un luogo di cultura, bisognerebbe riuscire a intrecciare la storia del brano musicale con la storia (o le storie) del Museo. E ci vuole un bravo sceneggiatore musicale, da un lato, e un bravo consulente di storytelling culturale per conto del Museo che si assicuri la buona riuscita del progetto.
La sceneggiatura del video: doh!

 

Eccomi al punto critico. La responsabilità più delicata non ricade, in questo episodio, solo sul Museo e su chi abbia accettato questo artista e abbia approvato brano e videoclip, ma ricade anche, secondo me, sullo sceneggiatore della clip. Cacchiarola, se io fossi stato al posto tuo, mi sarei diverto a costruire uno storytelling musicale in cui la trama del testo della canzone si intrecciasse con il racconto di quelle opere museali che potevano rafforzare il gioco di passione dei due amanti. Bisognava allineare le narrazioni, e si poteva fare con ottimi risultati. Capodimonte ne offre di storie di amore, di passione, di eros, di sguardi ecc. Il punto è proprio questo: il set di sfondo così come è stato ripreso era troppo banale. Mancava in il dialogo tra la storia della canzone e la storia dell’arte. In qualche modo si doveva trovare, bisognava equilibrare i protagonismi.

Ok, giriamo il video Voglia nelle sale di Capodimonte, ma il punto è: come lo giriamo? Come costruisco il dialogo narrativo tra attori, canzone, sound e luogo di cultura? Passi tutto, anche il contenuto della canzone, ma il Museo di Capodimonte è il Museo di Capodimonte e, no, non può essere solo una quinta scenografica, un set muto, una scena di fondo, una semplice passerella di bellezza per la telecamera. Questo ha causato una pericolosa caduta di immagine per il Museo, e non può permetterselo, perché ogni Museo rappresenta anche l’intera comunità cittadina, ha una responsabilità nei confronti della tradizione storica, delle radici identitarie della città.

 

Capodimonte spacca!

 

Di cosa hanno paura gli studiosi scandalizzati? Che le opere d’arte del Museo siano state svilite? Che sia state danneggiate nelle loro dignità? Non lo credo assolutamente. Rivedi il video, fina alla nausea, e ti renderai conto che la potenza artistica, lo spirito antico di quei capolavori è tale e intenso che “schiaccia” i due attori, nel senso di “chi sta sulla scena”, in gergo teatrale. Il valore e la presenza fisica delle tele eclissano in secondo gli attori e la canzone stessa; non so tu, ma io percepisco anche come se i due giovani fossero imbarazzati davanti a tale magnificenza, la canzone perde quasi di significato. La location non è adatta o non è stata adattata al racconto della canzone. Tra i vicoli della città, davanti a un panorama, nello stesso parco al di fuori della reggia museale, queste sarebbero state forse location migliori per allinearsi al racconto della canzone.
Le voglie nel museo
Chi lo dice che un uomo non possa dichiarare alla propria donna il desiderio della passione mentre passeggia in una sala museale? Il Museo non è una clinica di cura o un ospizio, non è un luogo di morte e di tristezza: è luogo di storie quotidiane, di pensieri, di relazioni, di chiacchiericci, di confronti e parole, tutto davanti al cospetto dell’Arte.
Possiamo dire di conoscere quante e quali frasi le persone si dicono in un museo? Chi di noi li ascolta? Certo, se avessimo “voglie” del genere non organizzeremo un musical di questo genere per dichiararle… magari, sottovoce, nell’orecchio, chiunque potrebbe sussurrare un desiderio passionale. Potrebbero essere proprio quelle belle carni dipinte nelle tele, l’arte stessa in fondo ha una intensa carica erotica e vitale.
Se proprio vogliamo fare i seri, qui le uniche persone a cui si sarebbe dovuto chiedere il permesso di girare questo video e far dire quelle cose sarebbero solo le opere stesse e i loro autori.
Io? Certo che lo farei. Io vivo i luoghi dell’arte e della cultura in modo ipersensoriale e “aumentato”. Ispirato dalla carica e dalla tensione di bellezza dei capolavori dell’arte, e gratificato dalla gioia di per trascorrere una giornata di cultura in compagnia della mia donna, con una bella ragazza in complicità e feeling mentale, be’ io le direi, a modo mio, confidenziale, che avrei voglia di fare l’amore con lei (non di farlo nel museo, ovviamente).
Questa è solo una provocazione per dirti che nel museo si dovrebbe poter parlare di tutto, nel giusto modo, con il giusto tono. Una commissione del genere, ripeto, si sarebbe dovuta adattare al contesto. Sarebbe stata una bella sfida, io almeno così la vedo, perché lo storytelling mi insegnato a cercare i nessi tra le narrazioni.
‘Ste benedette competenze
È Sannino che aveva bisogno di Capodimonte? O Capodimonte che aveva bisogno di Sannino? Credo fortemente la seconda. E va bene così. Non c’è nulla di male. Forse il Museo ha provato una politica culturale rivolta a una specifica fascia di pubblico, ma purtroppo la cosa non è riuscita benissimo. Perché Voglia di Andrea Sannino, girato tra le sale del museo, non ha dato il meglio di sé e quindi un po’ ci ha perso, lo ripeto, più per responsabilità degli sceneggiatori del video che della dirigenza del Museo. E qui torna il discorso base di tutto: le competenze. In che modo il comitato scientifico e culturale museale ha visionato e studiato la consulenza di questo prodotto? Perché non vengono ancora coinvolte figure professionali di esperti di storytelling culturale e nuove forma di comunicazione in progetti come questo? Perché non si chiede più spesso l’aiuto degli storici dell’arte e degli umanisti nei progetti di comunicazione e di intrattenimento culturale? Si fare meglio e tutti sarebbero contenti.
Il menestrello della pandemia 2020
Quindi, dai, non ci arrabbiamo. Nessuno ne è uscito totalmente vincitore. Ci hanno provato. Non è andata benissimo. Riproviamo insieme, alla prossima, facciamolo con criterio, e diventiamo tutti più bravi.
Il singolo più famoso di Sannino durante l’anno della pandemia si chiama Abbracciame. Ci ha commosso, lo abbiamo cantanto sventolando speranza e solidarietà da tutti i balconi. Non dimentichiamocelo, eh! Ma ora è una narrazione conclusa, ha stra-funzionato durante il lockdown e ci ha tenuti uniti come una comunità sofferente. Certamente, Voglia non regge il paragone.
Forse allora si tratta di marketing perché il Museo non ha soldi? Questa è una realtà che dobbiamo accettare. Se il Ministero non può sostenere la barcaccia, ben vengano le iniziative private come parte della soluzione, supervisionate, però da esperti della comunicazione culturale.
Considerazioni finali

 

Alla fine vuoi sapere la verità? Che se ne resti scandalizzati o meno:

  1. l’efficacia della narrazione sta proprio nella tecnica del contrasto: quando si mettono a confronto due mondi, due idee, così differenti tra loro, è lì che nasce l’interesse, la curiosità, la novità, l’attrazione, la particolarità. La suggestione musicale di Voglia è così diversa dalla suggestione delle sale del Museo di Capodimonte, che proprio per questa resta più forte nella mente e suscita reazioni emotive di forte impatto
  2. ne stiamo parlando tutti, e tanto. Io ci sto scrivendo un articolo lunghissimo. Già questa è una mezza soddisfazione.
  3. il Museo di Capodimonte è così isolato dal resto della città, ed è così difficile da raggiungere e per questo non gode del successo che meriterebbe, che se per un po’ fa parlare di sé e porta nuovi ingressi, a questo punto, abbiate pazienza, operatori, accademici e professoroni dell’arte dovrebbero solo ringraziare Andre Sannino per aver portato un po’ di rumor e visibilità. Quando mai di un Museo di parla così tanto? Magari si parlasse di un museo con così tanta foga e partecipazione, sui titoli di prima pagina.
  4. In un momento difficile e pesante come la pandemia da Covid-19, viviamoci anche un momento di ironia e sorriso. Poi i giovanissimi ci dicono che l’arte e la cultura sono vecchi, pesanti, noiosi. Forse, adesso tanti di loro (e di noi) avranno una ragione per ricordarsi del Museo di Capodimonte. Ormai questo motivetto ci è entrato nella mente e sono sicuro che a tutti, ritornerò in mente quando torneremo a visitare le sue sale, e forse, per scherzare, e per cumulare audience sui social, ci faremo selfie e video con la canzone di Sannino in sottofondo.
  5. hai voglia di parlarne e scriverne, ma l’unica cosa da fare sarebbe solo quella di intervistare il Direttore del Museo di Capodimonte e sapere come sono andate veramente le cose.

 


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