Sì, ma quanto? Poco o molto?

L’espressione “abbastanza” può risultare fastidiosa e ambigua a chi si aspetta una risposta ben quantificata.
A me dà sui nervi, ti confesso, perché mi sono reso conto che non mi fa comprendere se il mio intercultore sia soddisfatto in senso positivo o in senso negativo.

– Ti è piaciuto il film?
– Abbastanza…

– Hai mangiato?
– Abbastanza…

– È lontano?
– Abbastanza…

Ecco come vorrei reagire (e nella mia mente lo penso):

Sì, ma abbastanza quanto? Poco? Molto? Tant? Per niente? Abbastanza… che?!

Non accontentarti

Non accontentarti di un abbastanza, soprattuttto quando lavori a un testo scritto che contiene informazioni, ad esempio un saggio o una ricerca.

In un racconto o in un romanzo, forse, potrebbe avere ancora senso se volessi lasciar intedere qualcosa in sospeso. Sarebbe meglio poter offrire al lettore un’alternativa che soddisfi l’interesse e il metro della misura di quella specifica domanda (in genere legata a un’esperienza).

Ti consiglio di evitare di rispondere con abbastanza anche nella comunicazione orale.

Così come alcuni aggettivi qualificativi non scendono nel profondo della risposta, anche abbastanza ha una struttura limitata e incompleta in un dialogo informativo tra due persone. Abbastanza non rende il senso della misura, la “quantità dell’esperienza” vissuta che il tuo interlocutore merita di consocere.

Il grado di coinvolgimento, di gradimento, di condizione ecc. può essergli utile per fare delle scelte, delle azioni, della valutazioni, come ad esempio nella classica richiesta di un feedback.

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