Indice dell’articolo:
- Cosa significa Klimt in virtuale: dentro l’esperienza e la narrazione
- Il racconto arricchisce l’arte virtuale
- Le tele di Klimt in virtuale
- Conclusioni
Cosa significa Klimt in virtuale: dentro l’esperienza e la narrazione
Mi siedo sullo sgabello e indosso l’Oculus VR. Sono consapevole che sto per partecipare a un’esperienza virtuale. È solo una postazione di tecnologia, il resto devo scoprirlo da me.
Ancoro un piede a terra per ingannare metà del mio cervello, e concedo all’altra metà la libertà di credere a una geografia virtuale con bussola, prospettiva e punti di riferimento assiali diversi da quelli a cui sono abituato.
Mi sto preparando a quella che si definisce una piena immersività in una realtà diversa da quella reale.
Mi è piaciuta anche stavolta, come la mostra virtuale di Van Gogh a Pozzuoli. Mi piace che la quota di storytelling costruita dando voce narrante in prima persona al pittore-autore-protagonista, incarnato da un attore reale.
Mi accoglie, mi saluta, mi invita a entrare nel proprio studio (la discrepanza tra la sua verità fisica e l’ambiente virtuale è notevole), mi confessa i propri sentimenti dell’arte.
In questo primo atto del viaggio virtuale c’è la conoscenza di un uomo che ha cercato mondi da dipingere.

Poi inizia il viaggio. Che spiacevole sensazione quella di essere a bordo di un carrello da luna park e di muovermi su un binario troppo alto rispetto a una normale seduta.
Quando sono sospeso in un (vero) universo dorato mi tornano le vertigini, perché non sento la “terra sotto i piedi” e non oso guardare “in basso”; la sensazione di cadere nell’infinito è “reale”, per fortuna mi distraggo osservando come nascono dal nullo le forme.
È l’anima della pittura di Klimt, è una Madre generatrice. Texture, soldi e mesh che si scompongono e si associano: il pittore vuole farmi capire il suo pensiero e la sua visione, la sua metafisica.
Le tele di Klimt in virtuale
Il racconto arricchisce l’arte virtuale
«La vita è solitudine e riconciliazione, ma senza la morte non avrebbe senso tutto il suo ciclo».

dettagli della mostra di Klimt in virtuale
Cosa desideravo? Interattività. Queste esperienze accorciano le distanze tra l’arte e la nostra vita, e ti immergono così dentro i palcoscenici ricostruiti che ti viene voglia di toccare, cambiare direzione, fare qualcosa.
Per questo motivo il format delle digital exhibition resta nel limbo dello storytelling immersivo virtuale non-interattivo.
Avrei voluto vedermi le mani e piedi, attivare qualche animazione, scegliere di esplorare un dettaglio, parlare con quei manichini, muovere i contenuti della storia.
Conclusioni
Continuerò a credere nelle tecnologie che aumentano la creatività, continuerò a credere nella narrazione come unica forma di comunicazione genetica che connette le persone ai luoghi e alle esperienze nel passato, nel presente e nel futuro.
Leggi le recensioni di altre mostre a Napoli: