DI COSA SI TRATTA?

Il quartiere con la toponomastica parlante

Nei primi giorni di luglio 2020 è stato inaugurato il primo percorso storico-turistico con targhe affisse sui muri che raccontano le storie e la memoria del Borgo Orefici nel centro antico di Napoli: un testo, contenuti multimediali audio e un QRcode, in lingua italiana e inglese.

Il progetto è stato realizzato dai giovani divulgatori del gruppo Storie di Napoli, grazie ai finanziamenti del Corpo Europeo del fondo di Solidarietà, con il patrocinio del Comune di Napoli, il sostegno del Consorzio Antico Borgo Orefici e del Comitato dei Residenti del Borgo.

COSA HO REALIZZATO IN QUESTO PROGETTO?

Raccontare la memoria con la toponomastica

Il mio contributo in questo progetto è stata la redazione del testo narrativo per 4 targhe: vico Fontanelle alla Zabatteria, Vicoletto Capo di Napoli, via Marramarra e vico Strettola agli Orefici.

Per realizzare il materiale di scrittura ho condotto delle ricerche su testi scientifici in biblioteca, diversi sopralluoghi per valutare la condizione dei luoghi e decifrare le informazioni ottenute, e quando è scoppiato il lockdown per la pandemia COVID-19 ho concluso gli ultimi passaggi lavorando in smart working da casa con l’aiuto di Google Maps.

Ho corretto le bozze e revisionato i testi della maggior parte delle targhe, migliorando la comunicazione del contenito, la facilità di espressione e la formattazione.

PERCHÉ È IMPORTANTE QUESTO PROGETTO?

Conoscere i luoghi che si abitano

Il Borgo degli Orefici, costretto tra il corso Umberto I e via Marina Nuova, è la reliquia urbanistica di una Napoli medievale che non esiste più. Stravolta e tranciata dalle ruspe del Risanamento edilizio post colera del XIX secolo, conserva la memoria storica delle proprie origini e delle proprie trasformazioni solo nella toponomastica dei luoghi: strettole, piazze, vichi, fondachi, larghi e vie.

Ma chi li conosce davvero? Chi sa o chi ricorda cosa accade? Chi riesce a ricostruire quelle difficili trasformazioni architettoniche e urbanistiche che hanno percorso i secoli dalle albe del periodo greco-romano ai tramonti dei giorni post bellici? Restano poche tracce, resta l’impronta del percorso o di qualche insula, restano poche, pochissime emergenze storico-artistiche, e restano le tabelle toponomastiche con quelle scritte fredde e severe. Cosa significano? Se non si ha un bagaglio di cultura specifico, restano mute, il un quartiere resta muto.